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A proposito di previsioni meteorologiche sbagliate: un classico esempio

Mappe sinottiche dei primi di Gennaio 1997
Campi geopotenziale e termico. Periodo 1-8 Gennaio 1997

L’uso della modellistica numerica nella elaborazione delle previsioni meteorologiche e la disponibilità di ingenti risorse di calcolo hanno aumentato enormemente l’affidabilità delle previsioni stesse e la possibilità di agire a scala molto dettagliata sul territorio.

I modelli applicati, tuttavia, devono interpretare e mettere in correlazione una quantità enorme di variabili, applicando delle semplificazioni. Spetta al previsore interpretare i prodotti che il modello fornisce con la consapevolezza che un margine di errore continuerà ad esistere.

Dopo l’ondata di gelo, puntualmente annunciata dai servizi meteorologici, che ha caratterizzato gli ultimi giorni del 1996 e che ha trasformato improvvisamente un mite clima di fine autunno in un gelido inverno in molte regioni del nostro paese, i meteorologi avevano annunciato una successiva situazione di grande freddo per i primi giorni di Gennaio, che invece non c’è stata.

Ovviamente le polemiche sul mancato freddo annunciato sono giunte puntualmente e da qualche parte si è anche messa genericamente in discussione l’attendibilità delle previsioni. Anche se gli errori clamorosi, non frequenti in verità, sono sempre mal accettati da chi con passione ed elevato grado di professionalità è quotidianamente impegnato in un’attività sicuramente non facile, qual è appunto quella della previsione, bisogna riconoscere che purtroppo gli insuccessi sono possibili e quindi vanno opportunamente considerati nel bilancio complessivo di un servizio operativo.


La Meteorologia è oggi sicuramente una scienza, non certo però una scienza esatta; i complessi processi fisici e le numerose variabili che nel fluido atmosferico intervengono a regolare l’evoluzione dello stato del tempo, non sono considerabili nella loro globalità dai modelli numerici in uso che, di conseguenza, devono operare con opportune semplificazioni per realizzare i prodotti richiesti. E sono proprio queste imposte semplificazioni che, nelle situazioni più complesse, determinano le imprecisioni che conducono poi ad insuccessi previsionali.

Nonostante gli inconvenienti bisogna riconoscere comunque che la previsione ha compiuto notevoli passi avanti negli anni più recenti, come stanno ad indicare previsioni spesso attendibili anche nel medio termine fino a sette giorni, oggi possibili ma improponibili solo alcuni anni fa. È così che alcuni giorni prima di Natale le previsioni a media scadenza indicavano un’intensa ondata di gelo in arrivo sull’Italia, con inizio fra i giorni 26-27 Dicembre, come effettivamente è stato; non altrettanto felice si è rivelata invece la previsione successiva che indicava una nuova intensa flessione delle temperature per i primi giorni di Gennaio. In questo secondo caso si è trattato di un’evoluzione più complessa della circolazione a grande scala, che il modello non ha realizzato con la necessaria precisione, pur operando le rettifiche sistematiche che la procedura operativa impone.

In effetti un tentativo reale di ritorno al grande freddo c’è stato, ma l’aria artica, che pure è scesa a latitudini inferiori a quelle delle nostre regioni, non ha raggiunto l’Italia. Come indica la figura, che rappresenta l’evoluzione del campo di geopotenziale e di quello termico a 500 hPa nel periodo 1-8 gennaio 1997, l’aria artica delimitata dall’isoterma -36°C, presente sulla Francia Nord-occidentale, è scesa fino alla Spagna meridionale in corrispondenza al giorno 3, ma non ha raggiunto la nostra penisola dove, invece, è riuscita ad arrivare per breve tempo solo aria fredda in corrispondenza al giorno 5. La situazione successiva ha visto già dal giorno 8 la retrocessione della massa di aria artica e di quella fredda intermedia verso latitudini più elevate.

Nell’uno e nell’altro caso però, come bene si può comprendere, vero artefice del successo e dell’insuccesso non è stato il meteorologo previsore bensì il prodotto realizzato dal modello numerico impiegato. Allo stato attuale l’aspetto più complesso della previsione, cioè l’evoluzione cui i campi meteorologici sono soggetti nel tempo, viene risolto con la modellistica numerica attraverso procedure fisico-matematiche attuabili con le grandi potenzialità di calcolo oggi disponibili. Al previsore è riservato il compito, sia pure molto delicato, dell’interpretazione soggettiva dei prodotti automaticamente realizzati, per il trasferimento in chiaro all’utenza di ciò che tali prodotti stanno ad indicare.Chiarito questo importante aspetto, che i più spesso non conoscono nei termini dovuti, bene si comprende allora dove siano da ricercarsi le cause vere che a volte portano a previsioni non attendibili. Se, in altre parole, il modello numerico impiegato non realizza con la necessaria precisione l’evoluzione futura di uno stato atmosferico iniziale, perché la situazione si presenta troppo complessa e quindi non sufficientemente documentata (si ricordano a questo proposito le semplificazioni necessariamente imposte dalla procedura di calcolo) la risposta che ne deriva non potrà che essere imprecisa e su tale imprecisione il previsore definirà uno scenario meteorologico che in qualche misura differirà da quello che realmente si potrà verificare. L’intervento soggettivo a rettifica di eventuali imprecisioni è pur sempre possibile, a volte però solo nel brevissimo termine e senza possibilità quindi che la rettifica raggiunga in tempo utile l’utenza.


Riepilogando: nella maggior parte dei casi la previsione errata trova la sua causa principe nella insufficiente capacità di simulazione da parte del modello utilizzato; a volte, invece, nell’errata interpretazione di proiezioni oggettive corrette da parte del meteorologo previsore. A giustificazione di questa seconda possibilità di errore va detto che la previsione sul territorio italiano presenta un grado dì difficoltà sicuramente più elevato di quello attribuibile ad altre regioni europee, dovuto alla complessa struttura geomorfologica dei suoli (la previsione sul territorio inglese o sulle coste occidentali dell’Europa è decisamente più semplice che non in Italia). Infatti gli imponenti allineamenti orografici e il loro orientamento sono spesso all’origine di importanti modificazioni dei flussi aerei che vi possono incidere, per cui gli scenari meteorologici che ne derivano possono diversificarsi anche in modo sostanziale da quelli attesi. E quando è possibile il verificarsi di più scenari, fermo restando il quadro meteorologico iniziale, il rischio di errore diviene purtroppo reale. L’esperienza del previsore può intervenire ad attenuare dubbi e ridurre difficoltà, certo però non sempre in modo soddisfacente.

Queste le potenziali cause di errore e le difficoltà oggettive, anche se si deve riconoscere che allo stato attuale il grado di attendibilità delle previsioni è soddisfacente anche nel medio termine. Il passaggio da scienza a scienza esatta, e quindi dalla previsione meteorologica come oggi la si concepisce alla certezza di quello che potrà essere lo stato del tempo futuro (previsione esatta) forse non si attuerà mai; si ridurranno gli inconvenienti, si potrà introdurre nelle procedure di calcolo un numero maggiore di importanti variabili atmosferiche, diminuiranno le semplificazioni imposte, aumenterà anche il periodo di previsione (anche più di dieci giorni) ma la previsione esatta si profila purtroppo come un obiettivo difficilmente raggiungibile. Quello di cui oggi invece si vorrebbe disporre in ogni circostanza, come stanno ad indicare le insoddisfazioni che sorgono immancabili ogni qualvolta i “conti” non tornano sono proprio le previsioni esatte, sempre e comunque. Ma questo sta chiaramente ad indicare una cosa molto interessante e cioè che quando l’abitudine al successo si accresce, diminuisce sempre più la tolleranza all’errore.

Tratto da un articolo di Gianfranco Simonini, AER, Febbraio ‘97 (per gentile concessione dell'AER).