ITALIA, PAESE DALLE PREVISIONI DIFFICILI: ECCO UN ESEMPIO PRATICO DELLA COMPLESSITÀ DEL NOSTRO TERRITORIO
ITALIA, PAESE DALLE PREVISIONI DIFFICILI: ECCO UN ESEMPIO PRATICO DELLA COMPLESSITÀ DEL NOSTRO TERRITORIO
Qualche volta avrete sicuramente sentito dire che elaborare una previsione meteorologica per l'Italia è complicato perché, detta in parole semplici, la nostra penisola si trova in un bacino chiuso ed è circondata da un'orografia complessa che le dà forma con il baluardo alpino e la catena appenninica. Ogni situazione meteorologica che si presenta e di cui bisogna prevederne l'evoluzione diventa un caso unico di analisi e di studio perché non esistono interazioni tra le correnti portanti del tempo e il nostro territorio che si possano ripetere identicamente e che quindi possono dar luogo alla stessa distribuzione e alla stessa intensità dei fenomeni meteorologici derivanti da queste interazioni.
Per esempio, in riferimento alla situazione meteorologica odierna di venerdì 29 agosto alle ore 12:30, di cui possiamo osservare la disposizione dei flussi nell'immagine, sono state evidenziate le peculiarità più importanti che andiamo ora a descrivere. Con il numero (1) identifichiamo l'ingresso sul Mar Ligure di un «falso» libeccio perché non proviene da sud-ovest iniziando la corsa sul Mediterraneo occidentale come ci si aspetterebbe da questo vento, ma non è altro che una rotazione a stretto giro di un ramo delle correnti di maestrale in ingresso sul Golfo del Leone e subito obbligato a ruotare verso le coste liguri e toscane dal minimo di pressione presente sul Nord Italia. Con il numero (2) poniamo invece l'accento sull'accelerazione per effetto Venturi a cui va incontro la medesima corrente nord-occidentale nel momento in cui si trova a dover superare le bocche di Bonifacio per poi aprirsi a ventaglio sul Mar Tirreno centrale e veder di nuovo diminuire la propria velocità.
Sempre sul Mar Tirreno, con il numero (3) si segnala una convergenza tra due flussi provenienti da due diverse direzioni: quello a sinistra passante per il Canale e il Mare di Sardegna è sempre in parte riconducile alle correnti di maestrale; mentre quello in risalita da sud è un ramo del flusso sciroccale, indicato con il numero (4), che è ancora attivo sul Mare Ionio e risale lungo il Mar Adriatico per raggiungere la costa iugoslava. Con il numero (5) sono indicati invece i venti di caduta sul versante adriatico dell'Appennino dei flussi sud-occidentali che investono il versante tirrenico. Infine dalla convergenza indicata con il numero (6) dei flussi (2) e (3) nasce per esempio lo sviluppo di una linea temporalesca estesa dal Mar Tirreno all'Umbria.
Con le lettere A, B e C si evidenziano infine tre circolazioni cicloniche e anticicloniche alla mesoscala beta, derivanti dall'interazione dei flussi principali con l'orografia del nostro territorio e delle Isole minori.
Questa descrizione della complessità e di un moto apparentemente caotico delle correnti è solo una delle tante che possiamo scrivere ogni giorno osservando il tempo: si tratta di una dinamica che in sede di previsione dà non pochi grattacapi perché nasce inizialmente come simulazione modellistica, su cui poggia proprio la previsione stessa. Questa descrizione è unica e si svolge in un autentico laboratorio atmosferico in cui abbiamo la fortuna di vivere. Se quindi vi chiedete il motivo per cui la meteorologia è una scienza affascinante da studiare, da seguire e da divulgare, spero che nelle parole di questo articolo abbiate trovato la risposta.
Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!
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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera