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CALDO MARINO CON TEMPERATURE SUPERFICIALI DEI MARI ITALIANI FINO A 29-30 °C: LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI SULL’AUTUNNO

Scritto da Andrea Corigliano Giovedì 21 Luglio 2022 10:00

CALDO MARINO CON TEMPERATURE SUPERFICIALI DEI MARI ITALIANI FINO A 29-30 °C: LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI SULL’AUTUNNO

Temperatura del mare prevista per i prossimi giorniLe dinamiche atmosferiche dei prossimi giorni, caratterizzate come abbiamo detto dal dominio del promontorio nord africano e dall’afflusso di aria molto calda dalle latitudini subtropicali, influenzeranno anche lo stato termico della superficie dei mari italiani che avranno modo di riscaldarsi ancora di un paio di gradi, tanto da raggiungere probabilmente la fatidica soglia dei 29-30 °C su una larga parte del settore tirrenico, specie quello centro-meridionale.

Si tratta di una situazione a cui siamo arrivati gradualmente per le prevalenti condizioni di stabilità atmosferica che hanno dominato il palcoscenico meridionale europeo da metà maggio perché la persistenza del campo anticiclonico ha esposto la superficie marina all’intensa radiazione solare che ne ha causato un riscaldamento continuato. L’accumulo di calore è stato facilitato anche dal limitato numero di fasi instabili che, per quando possano essere saltuarie durante la stagione estiva, riescono ad attenuare l’anomalia termica grazie al rimescolamento delle acque superficiali molto calde con quelle sottostanti più fredde nel momento in cui viene a generarsi, per qualche giorno, un discreto moto ondoso.

Non possiamo ora sapere quale sarà la dinamica atmosferica che accompagnerà agosto, anche se le proiezioni climatiche delineano ancora scenari che, essendo caratterizzati da temperature superiori alle medie climatologiche, conserveranno probabilmente ancora il segnale anticiclonico anche nell’ultimo mese dell’estate meteorologica. Tenendo conto di questa proiezione, possiamo allora supporre che l’attuale stato termico della superficie dei nostri mari possa conservarsi - grado più, grado meno - fino alla stagione autunnale, cioè fino a quando il cambio di passo della circolazione atmosferica dovrebbe esporre le nostre latitudini all’influenza del flusso perturbato atlantico.

In teoria, un mare più caldo del normale è sorgente di vapore acqueo che, come è noto, rappresenta la materia prima per formare le precipitazioni. Avere un mare più caldo del normale (attualmente siamo a 3-4 °C oltre la norma) vuol dire quindi avere un’energia potenziale aggiuntiva per intensificare le perturbazioni che entrano dall’Oceano Atlantico o quantomeno per rafforzare quei fenomeni a scala locale, come per esempio i temporali marittimi, che nascono spesso in seno alle linee di convergenza. Non sempre, però, ciò accade: si parla infatti di «energia potenziale» perché per esempio le elevate temperature marine registrate dopo la famigerata estate del 2003 non hanno poi avuto ripercussioni significative sull’incidenza dei fenomeni violenti nell’autunno successivo.



Sarà proprio la dinamica atmosferica a stabilire fino a che punto, ed eventualmente in che modo, il potenziale energetico conservato dalla superficie marina in questa calda estate del 2022 potrebbe essere utilizzato nei prossimi mesi. A tal proposito, sarà importante seguire le modalità con cui avverrà quest’anno il cambio di passo stagionale per vedere quali fenomeni potrebbero eventualmente ricevere per primi l’apporto energetico dal calore latente rilasciato dal vapore acqueo proveniente dalla calda superficie marina.

Una situazione potenzialmente critica, per esempio, potrebbe provenire dagli strappi della corrente a getto polare nel caso in cui quest’ultima, impossibilitata a entrare alle nostre latitudini dando forma a una saccatura, dovesse generare in area mediterranea «gocce fredde» costrette poi a rimanere in posizione quasi stazionaria perché inglobate all’interno di figure anticicloniche ancora dominanti alle nostre latitudini, proprio come è successo piuttosto di frequente negli ultimi anni. Una simile dinamica, inserita in un contesto di temperature marine elevate, farebbe così aumentare il rischio della formazione di TLC (tropical-like cyclone), cioè di cicloni dalle sembianze tropicali che traggono l’energia di sostentamento dal calore superficiale delle acque del Mediterraneo, trasformandolo in venti forti e in imponenti nubi temporalesche, da cui si sviluppano violenti nubifragi che interessano fasce limitate di territorio.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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