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I venti locali e le brezze: meccanismi importanti legati a micro e macro climi

I venti locali e le brezze: meccanismi importanti legati a micro e macro climi

Schema brezza di terra e di mareI venti locali sono quei movimenti di masse d'aria atmosferica dovuti alle condizioni micro-climatiche, che si sovrappongono (ora prevaricandola, ora no) alla circolazione generale a scala più grande (sinottica). Ad esempio le brezze delle località marine riproducono in piccolo, su scala giornaliera, il ciclo dei monsoni.

La causa di queste brezze infatti è la stessa: il riscaldamento differenziato della terraferma e dell'acqua marina. Durante il giorno l'entroterra si riscalda più rapidamente dell'acqua, l'aria, ora più leggera di quella circostante, sale e si crea una piccola bassa pressione locale che richiama aria fresca e umida dal mare. La cellula si chiude su se stessa, in quanto l'aria calda, quando si trova in quota, ritorna verso il mare. Di notte la situazione si inverte: la terraferma restituisce rapidamente il suo calore, che si disperde nello spazio, mentre il mare lo trattiene molto di più. Ecco quindi che la bassa pressione locale staziona sul mare, mentre l'entroterra ha una pressione atmosferica un po' più alta: la brezza spirerà ora da terra verso il mare, riequilibrando la situazione.

L'orografia influenza molto la circolazione atmosferica dunque, anche quella locale. Ci sono infatti le brezze di valle e di monte (come per la brezza di mare/terra c'è un differente riscaldamento/raffreddamento delle sommità dei rilievi rispetto alle vallate, essendo illuminati diversamente dal Sole). Non solo: una catena di montagne può anche produrre un particolare tipo di vento chiamato fòhn (che significa "caldo"), più frequente verso la fine dell'inverno e dell'autunno.

Il meccanismo che produce il fòhn è semplice: l'aria umida, incontrando le montagne, è costretta a salire e di conseguenza si raffredda, cedendo la sua umidità sotto forma di poggia o di neve sul versante montuoso con cui ha avuto l'impatto (effetto stau); l'aria che condensa quando sale si raffredda in misura minore di quando non condensava (perché la condensazione rilascia calore). Ora, superata la cresta delle montagne, l'aria, ormai più secca perché tutta o parte della condensazione precedentemente avvenuta è stata "scaricata" sottoforma di precipitazioni, si espande al di là della catena montuosa e nel discendere si comprime. La compressione produce in media un riscaldamento di 1°C ogni 100 m di discesa e stavolta in tutto il percorso (perché non c'è evaporazione che compensi la precedente condensazione, che raffredderebbe l'aria allo stesso modo con il quale la condensazione l'aveva riscaldata) e così scivolando giù per 1500 m l'aria può quindi arrivare a valle a una temperatura di 15°C più alta di quando aveva valicato. Il fenomeno del fòhn crea una situazione molto favorevole alle slavine ed è quindi un potenziale pericolo per chi va in montagna.

Molti venti locali noti con nomi specifici sono in sostanza sempre dei fòhn, come il garbino, vento specifico della bassa Lombardia e dell'Emilia e Romagna, ma che può interessare anche le Marche e gli Abruzzi ed è dovuto alla catena Appeninica. Poi ricordiamo il Santa Ana della California meridionale nasce nel torrido Gran Bacino tra le Montagne Rocciose e le Sierre. Da qui cade verso la regione di Los Angeles con raffiche che raggiungono i 110 km/h, trascinando una piccola ghiaia che colpisce i malcapitati come una rosa di pallini da caccia. Comunque, il Santa Ana porta a volte un certo sollievo dal freddo invernale, ma può anche produrre gravi siccità e disastrosi incendi delle foreste.


Un altro tipo di fòhn è anche il chinook, che soffia sulle pianure nord-occidentali tra gli Stati Uniti e il Canada. Il suo nome deriva dal villaggio degli indiani chinook, dove i primi coloni pensavano che il vento avesse origine. In realtà è un vento umido proveniente dall'Oceano Pacifico. Imbattendosi nelle Montagne Rocciose, scarica la sua umidità e scende dall'altro versante riscaldandosi di una quindicina di gradi. L'effetto è in genere positivo: sulla pianura una notte di chinook può sciogliere anche 25 cm di neve, mettendo allo scoperto i prati che possono così fornire nutrimento al bestiame.

Venti di grande potenza si generano anche nei deserti, dove l'escursione termica tra giorno e notte è molto forte. Lo Scirocco del Sahara a volte viene attratto verso nord da un'area di bassa pressione sopra il Mediterraneo. In questo caso il vento prima attraversa le coste nord-africane, per poi inoltrarsi sopra il mare, caricandosi di umidità. Proseguendo nel suo viaggio, pur perdendo vigore, può raggiungere l'Italia, la Grecia, la Francia e la Spagna. Qui la sua umidità si trasforma in pioggia, e la pioggia trascina spesso giù la finissima polvere rossa che lo scirocco aveva sollevato dalle dune sahariane. Troviamo così intere province coperte di una cipria color ocra, un regalo cheproviene dal deserto. Il fenomeno in certi casi è vistoso anche sull'Italia del nord. Si è calcolato che nel 1901 lo scirocco abbia depositato sull'Europa due milioni di tonnellate di sabbia del Sahara. Una volta raggiunse la Germania in pieno inverno, provocando una nevicata rossiccia su una regione di 42.000 km2 (un settimo dell'Italia). È rimasta negli annali della storia e della superstizione la cosiddetta "pioggia di sangue" che nel 582 terrorizzò la Francia: ma anche quella volta si trattò, ovviamente, di un normale fenomeno meteorologico.