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Estate 1994: bollente anche in gran parte d’Europa

Estate 1994: bollente anche in gran parte d’Europa

Trombe d'aria segnalate nel periodo 1946-1973
Nell'Estate del 1994, oltre alle punte elevate di temperatura, è stata evidente la persistenza del “grande caldo” per molti giorni; una vera anomalia. Anche i paesi europei a Nord dell’arco alpino hanno registrato temperature record.

Era veramente molto tempo che non si registravano temperature tanto elevate in Italia e particolarmente in Valpadana, dove pure il clima continentale che la contraddistingue non è certo avaro di episodi di rilievo sotto questo aspetto nei mesi più caldi dell’anno.

Questa volta però le medie stagionali sono state superate un po’ troppo in molte località e la persistenza degli alti valori è stata tale da creare condizioni ambientali insopportabili non solo nelle zone di pianura interna, ma spesso anche in quelle costiere. Il protrarsi quindi per molti giorni del grande caldo, più che le punte estreme raggiunte dalle temperature, è sicuramente l’aspetto eccezionale che ha caratterizzato questa lunga estate.

I paesi europei a Nord dell’arco alpino hanno fatto anch'essi registrare temperature record per il persistere di configurazioni anticicloniche ampiamente estese verso latitudini non proprio usuali.

Si è così venuta a determinare una coltre di aria calda che per parecchi giorni consecutivi ha ristagnato sull'Europa, coinvolgendo non solo i paesi più direttamente esposti al clima Mediterraneo, ma anche quelli solitamente interessati dalle traiettorie delle grandi perturbazioni atlantiche, che non mancano di proporsi in quei paesi neppure nei mesi più caldi dell’estate.


Analizziamo la situazione: ad iniziare dal 25 Luglio, dopo una sequenza di alterne vicende che hanno visto la temperatura dell’aria nel mese oscillare intorno alla norma stagionale, sia pure con anomalie positive di un certo rilievo ma di breve durata, l’anticiclone atlantico si è esteso sull'Europa, mantenendo salda la sua posizione quasi ininterrottamente fino al 10 Agosto.

Ma se sull'Europa centrale la situazione si è andata modificando per un progressivo cedimento del campo anticiclonico ad iniziare dal giorno 11 Agosto, sotto l’azione esercitata dalle perturbazioni provenienti dall'Atlantico, sull'Italia le cose sono rimaste pressoché invariate per almeno un’altra quindicina di giorni, impedendo il necessario ricambio d’aria, per il persistere dell’anticiclone africano sul nostro paese e sul Mediterraneo.

Sulle nostre regioni si sono susseguiti pertanto più di 30 giorni all'insegna del cielo sereno, dell’intensa insolazione e di deboli correnti aeree generalmente provenienti dai quadranti meridionali, con frequenti foschie per gli elevati valori di umidità presenti nell'aria. Le temperature elevate e l’alto tasso di umidità non potevano certo mancare in condizioni come quelle descritte, giacché tutti meccanismi atmosferici hanno decisamente concorso a determinare quel clima torrido e afoso che si è inevitabilmente verificato.

Correnti discendenti soggette a riscaldamento per compressione dinamica (caratteristica dell’area anticiclonica) l’assenza di rimescolamento verticale con conseguente accumulo progressivo di umidità negli strati d’aria prossimi al suolo per intensa evaporazione dalla superficie, l’afflusso di aria tropicale dai quadranti meridionali come conseguenza della circolazione sinottica attivata dalla configurazione anticiclonica presente e soprattutto l’intensa insolazione in presenza di cielo sereno sono stati gli artefici del gran caldo. A nulla o quasi sono valsi per le località di pianura i frequenti annuvolamenti e i temporali che hanno interessato l’arco alpino in seguito al transito del tratto terminale di alcune deboli perturbazioni sfilate a ridosso degli allineamenti orografici, o determinati da termo-convezione per intenso riscaldamento diurno dei declivi montani.

È così che ad esempio in Emilia-Romagna nel periodo che va dal 25 Luglio al 25 Agosto si sono potuti verificare i valori che possono essere brevemente commentati come segue:le temperature massime, frequentemente superiori ai 35°C, hanno raggiunto il valore estremo di 38.4°C a Rimini, superando i 38°C a Cervia e posizionandosi come valore più elevato fra i 37 e 38°C a Forlì, Ferrara, Cesena e Bologna; le temperature minime raramente sono scese al disotto dei 20°C, toccando sia pure occasionalmente i 23-24°C nell'area costiera con una notevole riduzione in tali circostanze dell’escursione termica giornaliera; l’umidità relativa nelle ore più calde della giornata ha spesso superato il 40%, raggiungendo il 50% in più di un’occasione.Sono, quelle descritte, condizioni ambientali atte a determinare intenso calore afoso e conseguente disagio fisiologico difficilmente tollerabile da parte di determinate persone (bambini molto piccoli, anziani, soggetti cardiopatici o affetti da patologie all'apparato respiratorio). I valori dell’indice di Thom e soprattutto la persistenza nell'arco della giornata delle condizioni di calore afoso (spesso le condizioni ambientali si sono rese sopportabili solo per poche ore nel corso della notte), stanno ad indicare come particolarmente nella prima metà di Agosto sul territorio si sia instaurato un clima difficilmente sopportabile. Non è un caso infatti che nei giorni più afosi le richieste di soccorso medico presso gli ospedali sono state frequenti e non sono mancati sospetti colpi di calore in persone anche giovani dedite a qualche attività all'aperto durante le ore più calde della giornata.


Anche nell'area costiera la situazione sotto il profilo termico non è stata migliore, particolarmente nel tratto di costa ravennate. A Punta Marina le temperatura massima giornaliera è risultata decisamente superiore non solo a quelle registrata a Rimini, dove la presenza dei rilievi appenninici in prossimità del litorale ha in genere un suo ruolo mitigatore, ma anche a quelle di Lido Volano dove pure non sussistono apprezzabili diversificazioni nella struttura geomorfologica dell’entroterra e tali da giustificare un minor riscaldamento dell’aria in prossimità del suolo. Si può dire allora che nel bimestre Luglio-Agosto il clima di Punta Marina sia stato molto più simile a quello di Ferrara che non a quello di Rimini, con l’inconveniente però di aver registrato temperature minime decisamente più elevate rispetto a quelle del capoluogo estense. Una situazione quindi, quella di Punta Marina, che non solo non ha garantito apprezzabili benefici rispetto all'entroterra durante le ore più calde della giornata, ma ha sicuramente proposto condizioni climatiche più disagevoli durante le ore notturne.


Ma, come è stato detto all'inizio, il gran caldo non ha risparmiato certo le altre regioni italiane, coinvolgendo sia pure per un periodo più breve anche paesi appartenenti al Nord Europa. Per quanto concerne il nostro paese è sufficiente segnalare i 43.8°C raggiunti a Brindisi, i 44.1°C raggiunti a Catania e i 44.8°C di Bari; per i paesi europei ci sembra invece che i 35.1°C di Praga e Varsavia, i 36.3°C di Budapest e i 37.2°C di Berlino siano più che sufficienti a fornire un’idea piuttosto chiara di come siano andate le cose anche molto più a Nord dell’arco alpino.

È stata un’estate che certo lascia nella storia del clima un riferimento importante sul quale riflettere quando si valuteranno le oscillazioni termiche degli anni più recenti, alla ricerca di tendenze naturali del clima o da attribuirsi in qualche misura alle attività dell’uomo che pure sono una realtà in termini di impatto con i delicati meccanismi dell’atmosfera su vasta scala. L’arretramento dei ghiacciai di circa 80-130 cm l’anno e l’aumento sistematico della temperatura nelle profondità dell’oceano Atlantico in atto negli ultimi decenni e attribuibili all'effetto serra, tanto per citare gli aspetti più sensazionali indicati da studiosi che seguono con attenzione le modificazioni in atto sul nostro pianeta, sono certamente dati non trascurabili, su cui meditare con la dovuta attenzione anche se la cautela nell'esternare certezze in questi casi è sicuramente d’obbligo.

Nella figura in alto, le trombe d'aria segnalate in Italia nel periodo che va dal 1946 al 1973. 

Tratto da un articolo di Gianfranco Simonini, AER, Agosto ‘94.