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ANNO NUOVO E TEMPO VECCHIO, NELLA SPERANZA CHE CAMBI

Scritto da Andrea Corigliano Domenica 01 Gennaio 2023 18:00

ANNO NUOVO E TEMPO VECCHIO, NELLA SPERANZA CHE CAMBI

Anomalia della temperatura il primo gennaio 2023Si riparte. Si riparte all’insegna della circolazione atmosferica che fa capo all’anticiclone nord africano, cioè della figura barica che si sta rivelando l’indiscussa protagonista di questi giorni di festa. Sembra ormai non essere più una novità perché, per tante volte, abbiamo ormai visto come riesca a divenire persistente la sua presenza alle nostre latitudini tanto da condizionare pesantemente non solo i bilanci climatologici dei singoli mesi, ma anche quelli annuali proprio come è successo nel corso del 2022 appena terminato.

Stabilità, assenza di piogge e record di caldo che si susseguono sono il leitmotiv di un film che viene mandato in onda in eurovisione e che propone ormai ricorrenti scenari facenti spesso capo alla stessa struttura atmosferica di matrice subtropicale. Il 2023 inizia come ci ha lasciato il 2022, all’insegna di un diffuso e marcato caldo anomalo che abbraccia la maggior parte del nostro continente e che porta le temperature anche ben oltre i 10 °C sopra la media climatologica del periodo. Una vera e propria severa «ondata di caldo» di stampo invernale, di cui non avvertiamo tanto gli effetti sul fisico semplicemente perché viviamo temperature che il nostro corpo avverte come piacevoli.

Una severa «ondata di caldo» che passa quindi in sordina perché non è un caldo che provoca sofferenza, come avviene invece d’estate quando ad anomalie di questi livelli sono associate temperature che oscillano attorno ai 40 °C. Il viaggio alla scoperta del tempo del nuovo anno partirà da qui. Partirà da una situazione che si trova agli antipodi rispetto a una condizione atmosferica di stampo invernale. La speranza è che avvenga il prima possibile un cambiamento radicale della circolazione e che la dinamica atmosferica intraprenda la strada almeno verso un rientro persistente del campo termico nei binari della normalità. Andare avanti di questo passo, infatti, significherebbe anticipare – e di molto – il risveglio della natura in un periodo, come quello di gennaio e febbraio, in cui statisticamente la stagione invernale tende alle nostre latitudini a raggiungere l’apice della propria azione fredda: di conseguenza, la persistenza di una situazione del genere potrebbe significare andare incontro a potenziali danni. Cerchiamo di capire anche questo, senza guardare solo ed esclusivamente al risparmio sulla bolletta del gas.



Abbiamo bisogno anche dell’inverno. Abbiamo bisogno del nostro inverno, senza scomodare le ondate di gelo. Abbiamo bisogno che l’atmosfera abbia i suoi ritmi nell'alternanza delle quattro stagioni che sembrano ormai svanite e ridotte a un rimpallo tra estate e autunno (o primavera): incrociamo le dita e speriamo, nelle prossime settimane, di poter annunciare quella normalità stagionale di cui abbiamo bisogno.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla
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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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