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CULTURA: IMPARIAMO A CANCELLARE IL VERBO «AZZECCARE» DAL NOSTRO VOCABOLARIO METEOROLOGICO

Scritto da Andrea Corigliano Domenica 31 Ottobre 2021 15:00

CULTURA: IMPARIAMO A CANCELLARE IL VERBO «AZZECCARE» DAL NOSTRO VOCABOLARIO METEOROLOGICO

Collage di mappe meteorologicheIl verbo «azzeccare» viene spesso associato alla meteorologia e in modo particolare all’operato dei meteorologi: celebre, a tal proposito, è la frase: “Questi meteorologi non ci azzeccano mai” che viene pronunciata tutte le volte in cui lo stato del tempo reale si allontana poi da quello che era stato, appunto, previsto. Questo verbo, però, non valorizza affatto il lungo e complicato processo di analisi che porta il professionista a elaborare la previsione meteorologica perché lascia intendere che stilare un bollettino sia una questione da indovini e che quindi, alle spalle, non ci sia nulla di scientifico. Invece è vero l’esatto contrario.

La previsione del tempo rappresenta infatti l’ultimo anello di una lunga catena la cui parte centrale è formata da un «cervello di calcolo» che risolve con le dovute approssimazioni le complesse equazioni di governo dell’atmosfera per poter fornire il suo stato futuro partendo da uno stato iniziale, cioè dal tempo che fa. La previsione del tempo è un meraviglioso connubio tra matematica e fisica che diventa tangibile nel momento in cui i modelli numerici forniscono all’esperto il dato calcolato, pronto per essere analizzato e diventare in modo molto semplificato l’icona del sole o quella della nube con la pioggia.

Usare quindi la parola «azzeccare» quando si parla di previsioni del tempo è un torto che si fa alla meteorologia perché la si spoglia della sua scientificità. Se capita ogni tanto che una previsione non collimi con la realtà, impariamo a dire che «la previsione è stata disattesa»: d’altro canto, è proprio insito nella parola «previsione» la possibilità che qualche volta uno stato del tempo previsto non si realizzi perché altrimenti, se così non fosse, invece di previsioni le chiameremmo certezze. Sappiamo infatti che ciò che il «cervello di calcolo» elabora è una simulazione del futuro stato del tempo e una simulazione presenta comunque, ogni volta, qualche elemento che non si ritrova poi nella reale evoluzione.



C’è però un orizzonte temporale oltre il quale la previsione del tempo dà all’ignaro utente, più che in altre situazioni, proprio l’idea che si stia tirando a indovinare sullo stato futuro del tempo. Ce ne accorgiamo quando, consultando sul nostro cellulare che tempo farà a casa nostra con 10-15 giorni in anticipo, notiamo che ad ogni aggiornamento quella previsione cambia: quattro aggiornamenti al giorno e quattro previsioni diverse. Questo rapido alternarsi tra futuri stati del tempo ipotizzati, che possono presentare scenari anche diametralmente opposti, non sono affatto «previsioni affidabili», ma l’espressione più lampante dell’incertezza che ancora aleggia attorno ad uno stato del tempo ancora incognito sul quale quel «cervello di calcolo» sta ancora lavorando per dissipare la nebbia e arrivare il prima possibile ad inquadrare la situazione futura a quella distanza temporale: capiamo bene, allora, che la precisione tanto evocata di una previsione lascia il tempo che trova e lo lascia ancor di più quando la previsione è a lungo termine o è localizzata al chilometro quadrato.

Volenti o nolenti, sono questi i limiti con cui dobbiamo imparare a convivere, senza dover volutamente forzare la mano per sapere con precisione maniacale le condizioni meteorologiche della mia città a tot giorni di distanza. Se l’uso del verbo «azzeccare» viene spesso associato alla previsione del tempo, è anche perché circolano previsioni che non sono ancora previsioni, ma espressioni di incertezza di un «cervello di calcolo» che deve essere lasciato in pace e gli deve essere concesso tutto il tempo necessario per produrre quegli stati futuri del tempo che, per mano di un professionista, diventeranno poi previsioni affidabili, accompagnate però sempre da un margine minimo di incertezza. Non sminuiamo la meteorologia con l’uso di vocaboli che sono del tutto inadeguati, ma impariamo ad apprezzarla cogliendo il suo aspetto prettamente scientifico: pensare che il moto di un fluido come l'aria sia descritto da una complessa equazione che viene risolta da un cervellone deve farci, semplicemente, emozionare!

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!


Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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