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EVOLUZIONE DEL VORTICE POLARE IN EUROPA APPESA PROBABILMENTE ALLA FORZA E ALL’ESTENSIONE MERIDIANA DI UN ANTICICLONE DI BLOCCO IN OCEANO ATLANTICO

Scritto da Andrea Corigliano Martedì 12 Gennaio 2021 00:00

EVOLUZIONE DEL VORTICE POLARE IN EUROPA APPESA PROBABILMENTE ALLA FORZA E ALL’ESTENSIONE MERIDIANA DI UN ANTICICLONE DI BLOCCO IN OCEANO ATLANTICO

Segnale dominante previsto per il 22 Gennaio 2021Giovedì 14 gennaio scioglieremo la prognosi sull’entità del raffreddamento che nei giorni successivi interesserà la nostra penisola e su eventuali fenomeni di instabilità associati a questa nuova circolazione: diamo infatti alla modellistica numerica il tempo necessario per effettuare gli ultimi ritocchi tramite il continuo ricalcolo dello stato futuro dell’atmosfera partendo dai nuovi dati iniziali aggiornati. Nel frattempo, volendo gettare un’occhiata a lungo termine, cerchiamo di capire quali sono i segnali dominanti su cui gli stessi modelli numerici stanno lavorando per dare un volto alla configurazione sinottica che potrebbe condizionare le dinamiche meteorologiche all’inizio della terza decade di gennaio.

In uno degli ultimi articoli avevamo scritto che questi segnali sarebbero stati probabilmente due: il primo, legato a una certa predisposizione del flusso zonale a oscillare per dare vita alla formazione di ondulazioni sull’area atlantica e il secondo all’azione retrograda del vortice polare impressa dalla formazione dell’anticiclone polare che avrebbe probabilmente portato questa gelida circolazione ciclonica a conquistare, passo dopo passo, anche la penisola scandinava. Questi due segnali cominciano a emergere nelle corse modellistiche e iniziano a farsi notare soprattutto come media di tutte le previsioni. Per esempio, tenendo conto del sistema probabilistico di ensemble del modello del centro-europeo ECMWF che elabora parallelamente una cinquantina di scenari evolutivi e rappresenta di conseguenza il sistema di indagine più completo al momento disponibile, possiamo osservare ciò che ora andiamo a descrivere sul piano isobarico di 500 hPa. (figura 1).

Per facilitare la lettura, soffermiamoci sulla forma delle linee bianche (isoipse) evidenziate con il tratto più spesso: la prima di 5200 metri che delimita tra la penisola scandinava e il nord della Russia l’espansione verso sud del lobo del vortice polare, la seconda di 5400 metri che individua in Oceano Atlantico una certa predisposizione della circolazione a ergersi a blocco a sud della Groenlandia e infine la terza, di 5520 metri, al sud della quale il flusso sarebbe governato dalle correnti occidentali. Individuate queste caratteristiche di base, possiamo allora dire che l’azione del vortice polare tenderebbe a estendersi verso le aree comprese tra le prime due isoipse (5200 e 5400 metri), mentre spostandoci più a sud andremmo incontro a una sua azione che diventerebbe sempre più marginale, fino a perderla quasi del tutto oltre l’isoipsa di 5520 metri. Con questo tipo di impianto l’Italia sarebbe quindi zona di confine tra la circolazione legata al vortice e quella impostata dal flusso zonale.

Ovviamente questa informazione va presa ancora con le pinze perché, sebbene il segnale dominante sia discretamente affidabile nelle linee generali, saranno i dettagli a fare la differenza sullo stato del tempo che da qui al 22 gennaio i modelli numerici avranno modo di definire. Questi dettagli dipenderanno dalle future correzioni provenienti dai nuovi ricalcoli dello stato atmosferico futuro che si rincorreranno nei prossimi giorni. Per capire cosa succederà sull’Europa centro-meridionale e sul Mediterraneo bisognerà vedere come sarà dipanata l’ingarbugliata matassa che caratterizza le aree 1 e 2 del palcoscenico euro-atlantico (figura 2) dove, come possiamo notare, è ancora particolarmente elevata l’incertezza dello scenario. È qui facile comprendere infatti come alla forma di una o più linee bianche (isoipse) in area 1 sia appesa una maggiore o minore azione meridiana del vortice polare in area 2: se il blocco atlantico dovesse piantare radici più a sud – ipotesi che ancora non possiamo scartare proprio perché l’incertezza è ancora elevata – significherebbe di pari passo un’ulteriore espansione meridiana dell’azione del vortice polare.




Incertezze sul segnale dominante
Questa indecisione, che ci aiuta tra l’altro a capire come per esempio l’Italia si trovi al momento in una zona di confine, proviene anche dagli scenari di ensemble previsti della temperatura a 850 hPa (T850), cioè a circa 1500 metri di quota. Prendendo per esempio una località a caso dell’Italia centrale (si veda il riquadro in alto a sinistra sempre in figura 2), si può notare come le oscillazioni meridiane sulla posizione della configurazione sinottica che fanno comunque riferimento al segnale dominante sopra descritto vadano a dividere gli scenari termici in due categorie: quelli miti (T850 > 0 °C) e quelli freddi (T850 < 0 °C), chiusi nei rispettivi rettangoli evidenziati. Morale del discorso: l’atmosfera ha un’idea sulla configurazione sinottica da costruire all’inizio della terza decade del mese (segnale dominante), ma non ha ancora ben chiaro come sarà l’edificio sinottico che ne verrà fuori: per esempio, non ha chiaro di quanti piani sarà composto questo edificio. Costruire un piano in più o in meno significa coinvolgere o meno anche le aree di confine. Ogni attuale tentativo di definire oggi l’azione del Vortice Polare sull’Europa centro-meridionale e ancor più sull’Italia è quindi più frutto della fantasia che di calcoli robusti dei modelli di previsione. Bisogna avere la pazienza di aspettare che la matassa venga dipanata. Ci arriveremo, passo dopo passo, come sempre.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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