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UN VIAVAI DI TEMPESTE ATTANAGLIA L’OCEANO ATLANTICO

Scritto da Andrea Corigliano Giovedì 13 Febbraio 2020 00:00

UN VIAVAI DI TEMPESTE ATTANAGLIA L’OCEANO ATLANTICO

14 Febbraio ore 13Immaginiamo un leone chiuso in una gabbia che si dimena, con rabbia, perché giustamente vuole uscire da questa prigione.

Quel leone è il nostro Vortice Polare troposferico rinchiuso ormai da diverso tempo entro le alte latitudini e che sfoga tutta la propria potenza andando a costruire, nei bassi strati atmosferici, vere e proprie tempeste in pieno Oceano Atlantico con venti che raggiungono senza tanti complimenti velocità tipici di un uragano. Si tratta di ciclogenesi esplosive, cioè di depressioni che si approfondiscono alquanto rapidamente a una velocità che intorno al 50° parallelo nord è teoricamente uguale o superiore a 21 hPa in 24 ore.

La dinamica atmosferica attesa per i prossimi due giorni ci offre proprio uno spunto per osservare la rapida formazione di due cicloni di questo tipo, mentre sul bacino del Mediterraneo andrà gradualmente prendendo piede l’ennesima rimonta anticiclonica di questa inesistente stagione invernale.Se osserviamo la carta del tempo prevista per venerdì 14 febbraio alle ore 13 (figura 1) spicca infatti la fittissima rete di isobare che si estende sull’Oceano Atlantico settentrionale, in cui si nota chiaramente la presenza di due minimi chiusi e di uno in fase di chiusura.

Tra i due minimi chiusi, evidenziati per comodità in verde e in blu, spicca quest’ultimo in cui la pressione nel proprio occhio scenderà probabilmente al di sotto di 940 hPa (938 hPa secondo il calcolo del modello, ma si tratta di un valore da prendere con un margine di incertezza). È un valore notevole, non c’è dubbio, ma ci sarà nel giro di appena ventiquattro ore un'altra depressione che arriverà molto probabilmente a toccare valori più bassi.


15 Febbraio ore 13A tal proposito, vi invito a osservare sempre sulla stessa figura i valori della pressione atmosferica del secondo minimo chiuso evidenziato in verde (978 hPa) e del minimo aperto evidenziato in azzurro (968 hPa).

Adesso passiamo a osservare la carta del tempo prevista per sabato 15 febbraio (figura 2) per notare come il minimo in blu andrà lentamente attenuandosi (si dice “colmandosi”, in gergo tecnico) con un aumento della pressione da 938 hPa al 947 hPa, e come invece gli altri due minimi si approfondiscano proprio in maniera esplosiva, come abbiamo detto all’inizio.

In ventiquattro ore il valore minimo di pressione del ciclone in verde passerà da circa 978 hPa a 930 hPa portando così a compimento un crollo barico di quasi 50 hPa (!); mentre il ciclone in fase di chiusura ed evidenziato in azzurro vedrà probabilmente una diminuzione della pressione atmosferica nel suo occhio intorno ai 30 hPa, passando da circa 968 hPa a circa 939 hPa (parliamo sempre di valori soggetti a un minimo di incertezza).Non c’è solo la formazione di cicloni extratropicali davvero profondi da mettere in conto, ma anche il forte gradiente barico che scaturisce proprio dalla formazione di queste figure e che sta all’origine dei venti particolarmente forti che hanno investito e che investiranno ancora una volta i settori occidentali dell’Europa centro-settentrionale, Isole Britanniche in primis. Sabato 15, per esempio, il flusso per prendere velocità avrà a disposizione un dislivello barico di circa 90 hPa distribuito su una distanza di circa 1000 km: uno scivolo quasi… verticale!

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera


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