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INVERNO 2020: FEBBRAIO L’ULTIMA CHIAMATA

Scritto da Andrea Corigliano Sabato 25 Gennaio 2020 19:00

INVERNO 2020: FEBBRAIO L’ULTIMA CHIAMATA

Anomalia baricaSotto il dominio di un campo di alta pressione che ha governato la scena per tutta la stagione invernale fin qui vissuta e passata in compagnia di temperature spesso insolitamente miti, ci apprestiamo a vedere anche gennaio chiudere i battenti senza sussulti freddi degni di nota e rimettere ormai in febbraio le uniche possibilità affinché la dinamica atmosferica possa lasciare un po’ di spazio a fasi meteorologiche consone al periodo in essere.

La persistenza dello stesso disegno barico di stampo anticiclonico alle nostre latitudini si è particolarmente irrobustita nell’ultimo mese, quando un ricompattamento del Vortice Polare ha esposto il nostro continente a intense correnti zonali che hanno sospinto a più riprese aria mite fin nel cuore della Siberia e ha gonfiato come un pallone le fasce anticicloniche subtropicali.

L’effetto avuto sul campo di pressione al livello del mare, relativamente al settore centro-meridionale del nostro continente, sta lasciando in eredità alla climatologia un valore medio mensile – calcolato sul periodo 23 dicembre 2019 - 22 gennaio 2020 – che supera su una vasta area europea i 1024 hPa e che raggiunge addirittura i 1030 hPa a cavallo dell’arco alpino.

Su Francia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Austria e Nord Italia la pressione atmosferica nell’ultimo mese è stata così di ben 8 hPa superiore ai valori medi climatologici appartenenti all’ultimo trentennio di riferimento che è il 1981-2010, a evidenziare un’anomalia notevole che fa capire come l’Europa si è trovata impossibilitata a ricevere e a ospitare evoluzioni a carattere freddo e perturbato.


Toccherà ora all’ultimo mese dell’inverno meteorologico provare a mettere una pezza a una stagione invernale al momento insignificante, a patto che i potenziali episodi di febbraio non si presentino fugaci e di modesta entità a tal punto da non lasciare poi traccia sul bilancio termico mensile. Per contenere infatti gli esiti termici di un inverno che sta trascorrendo con la febbre sarebbe auspicabile sperare di avere nel prossimo mese temperature di almeno 0.6 °C inferiori alla climatologia dell’ultimo trentennio su scala nazionale, cioè il minimo sindacabile per poter asserire che il segnale dominante è stato a carattere freddo.Abbiamo parlato di speranza per il semplice fatto che non è possibile, al momento, conoscere per ovvi motivi legati alla predicibilità dell’atmosfera il comportamento del futuro mese.

Parliamo di speranza anche perché, se il segnale anticiclonico e di mitezza legato appunto alle condizioni di stabilità atmosferica dovesse continuare senza essere interrotto in maniera decisa in tempi piuttosto brevi, trascorrere a febbraio ancora giornate all’insegna prevalente di un sole che inizia ormai a scaldare e di temperature superiori alla norma significherebbe vedere entro pochi giorni i segnali di una primavera anticipata, cioè il risveglio della natura da un letargo trascorso praticamente in “dormiveglia”. Il timore diventerebbe allora poi quello delle ondate di freddo che avrebbero ancora tutto il diritto di manifestarsi come “colpi di coda” anche in marzo e talvolta in aprile (l’anno scorso siamo scaduti addirittura a maggio), a patto che l’inverno avesse prima fatto l’inverno e cioè che la natura avesse rispettato i suoi tempi anche nel risveglio. Una primavera anticipata è ciò che non deve proprio capitare. E affinché non succeda, speriamo che febbraio faccia febbraio per contenere il più possibile futuri danni alla flora.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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