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NEI PROSSIMI GIORNI UN ESEMPIO DI ESPANSIONE DELL’ANTICICLONE NORD AFRICANO VERSO L’ITALIA

Scritto da Andrea Corigliano Martedì 02 Febbraio 2021 00:00

NEI PROSSIMI GIORNI UN ESEMPIO DI ESPANSIONE DELL’ANTICICLONE NORD AFRICANO VERSO L’ITALIA

Mappa prevista per Giovedì 4 Febbraio 2021Abbiamo detto che in questa settimana il Mediterraneo centrale e l’Italia vivranno condizioni atmosferiche caratterizzate da temperature insolitamente miti per l’espansione dell’anticiclone nord africano. Sentiamo spesso parlare di questa figura barica nella stagione estiva perché è responsabile delle ondate di calore più intense, quelle che portano i termometri a superare anche abbondantemente i 20 °C nei valori minimi (notti tropicali) e a portarsi tra i 35 e i 40 °C in quelli massimi, superando talvolta anche quest’ultima soglia nei casi più estremi.

Desidero allora approfittare della situazione che va delineandosi per spiegarvi perché la struttura di questa figura anticiclonica non è costante nel corso dell’anno, ma varia tra l’inverno e l’estate. Vediamo in che cosa consiste questa differenza, così uniamo una descrizione della previsione per i prossimi giorni a un po’ di didattica. In figura è rappresentata la situazione prevista per giovedì 4 febbraio. Seguendo la forma delle due linee tratteggiate (isoipse), possiamo osservare come la nostra penisola sarà interessata da una cresta facente parte di un’ondulazione piuttosto marcata del flusso occidentale che si chiama “promontorio”. In questo caso ci troviamo sulla superficie isobarica di 500 hPa e di conseguenza, guardando i valori espressi in metri appartenenti alle due linee tratteggiate, deduciamo che la pressione di 500 hPa prevista per giovedì si troverà alla quota di 5680 metri su tutti i punti che si troveranno sulla linea rossa tratteggiata e alla quota di 5800 metri su tutti i punti che si troveranno sulla linea viola tratteggiata: deduciamo allora che nel “core” del promontorio la superficie isobarica di 500 hPa è più gonfia perché si trova a un’altezza più elevata rispetto alla periferia (5800 metri vs 5680 metri).

Se guardiamo la situazione al suolo, notiamo che al di sotto di questo promontorio in quota si troverà un’isobara chiusa di 1020 hPa che delimiterà la struttura anticiclonica che al livello del mare si estenderà dall’entroterra nord-africano fino al Mar Egeo: anche se questo valore non è eccessivamente elevato, è comunque tipico di un campo di alta pressione. In definitiva, possiamo allora dire di essere di fronte a una figura barica che mantiene le caratteristiche di un campo anticiclonico su tutta la colonna atmosferica e che quindi è un anticiclone “completo”, proprio come l’Anticiclone delle Azzorre.




In estate, invece, non è così. Mentre sulla quota isobarica di 500 hPa la forma del promontorio sostanzialmente non cambia con le isoipse dai valori più elevati (si arriva anche a 5920-5960 metri) che vanno a formare la cresta dell’onda, al suolo non troviamo isobare contrassegnate dai valori di pressione tipici di un campo anticiclonico, ma oscillanti di solito intorno ai 1010 hPa e quindi di stampo depressionario: l’anticiclone nord-africano estivo è quindi, al suolo, un’area di bassa pressione che ha natura termica. Il motivo va ricercato nell’eccessivo riscaldamento del suolo desertico provocato dall’intensa radiazione solare. Dal momento che il calore ha un potere dilatante – si pensi per esempio a un palloncino pieno d’aria che si gonfia se posto al di sopra del termosifone rovente – la massa d’aria surriscaldata che sovrasta l’entroterra nord-africano subisce un’espansione termica che tende a occupare il massimo volume a disposizione e che comporta quindi un calo della pressione atmosferica all’interno del volume occupato.

Questo processo ostacola i moti di subsidenza (schiacciamento dell’aria verso il basso) indotti dal promontorio in quota che causerebbero un aumento della pressione nei bassi strati; moti i cui effetti si possono invece notare nella stagione invernale con il completamento della figura anticiclonica su tutta la colonna atmosferica perché il suolo desertico non riesce ancora a riscaldarsi a sufficienza e il contributo “termico” viene a mancare. Per far notare le differenze, chi mi segue già da un po’ sa che nell’informazione che propongo non parlo mai in estate di espansione “dell’anticiclone nord africano”, ma solo di espansione “del promontorio nord africano in quota”.

Indipendentemente dalla forma della struttura, abbiamo sempre davanti una figura capace di trasportare verso l’Italia una massa d’aria molto mite d’inverno e molto calda d’estate, essendo di matrice subtropicale continentale. Nella situazione prevista per i prossimi giorni, per esempio, nell’ultimo articolo abbiamo detto che l’espansione dell’anticiclone interesserà soprattutto le nostre regioni centro-meridionali e le due Isole Maggiori dove l’avvezione di aria particolarmente mite sarà tale da portare, tra domani (mercoledì 3) e domenica 7 febbraio, una situazione che sfocerà molto probabilmente verso condizioni di caldo anomalo per il periodo: le aree in rosso comprese tra gli scenari di ensemble della temperatura a 850 hPa sulla verticale di Roma e Palermo e la media climatologica sono un buon indicatore per avere una stima di quando i valori saranno al di sopra del clima del periodo non solo in quota ma anche al suolo, dove si confermano temperature massime facilmente superiori ai 15 °C con picchi anche superiori ai 20 °C. Come dicevamo, meno mite al Nord ma non freddo.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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