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Quando si sbagliano le previsioni del tempo

Una meteorologa (o velina?) sembra giustificarsi...

Per l’elaborazione delle previsioni meteorologiche si può contare sull’uso di strumenti sempre più sofisticati, sia per l’acquisizione dei parametri su scala planetaria, sia per l’elaborazione informatizzata degli stessi. Ciò non esclude che il risultato di un lavoro tanto complesso possa essere insoddisfacente o, addirittura, sbagliato; vediamo perché!

(A cura del Gen. Andrea Baroni)

Le stupende immagini dei sistemi nuvolosi riprese dai satelliti meteorologici e le illustrazioni delle carte del tempo elaborate elettronicamente in TV hanno finito per soggiogare l’opinione pubblica, al punto che essa ritiene ormai risolto, grazie all’impiego dei satelliti, il problema della previsione del tempo e rimane delusa, o addirittura perfino sconcertata, da quelle previsioni che qualche volta non sembrano essere andate per il verso giusto. Le previsioni dei decenni scorsi sovrabbondavano di apporti empirici e mancavano di conseguenza di obiettività e spesso anche di attendibilità. Era dunque giustificato da parte del pubblico un certo scetticismo sulla affidabilità delle previsioni del tempo.


Fino agli anni settanta il metodo applicato all’analisi dei dati meteorologici consentiva di ricostruire la situazione da dati realmente osservati, sia al suolo, sia in quota. Un tale metodo però, pur riuscendo a colmare un certo vuoto fra teoria e pratica, non ha mai consentito di svincolare dalla soggettività del meteorologo né il risultato delle analisi né quello della previsione.


La previsione del tempo dei nostri giorni invece, per il fatto stesso di essere elaborata su base matematica, ha un accettabile fondamento scientifico, anche se lo stato iniziale dell’atmosfera non è sempre del tutto ben noto. Non dobbiamo dimenticare infatti che i dati di osservazione, sia al suolo, sia in quota, vengono rilevati da reti mondiali di stazioni meteorologiche le cui maglie sono, per evidenti ragioni economiche, a trama piuttosto larga.

Ciò che più conta è che la nuova Meteorologia, avvalendosi dei computers, ha potuto affermarsi decisamente sul piano della obiettività, e sta proprio in questo la conquista scientifica che inorgoglisce, forse in modo un tantino esagerato, il meteorologo moderno. Nella stima del grado di prevedibilità di un fenomeno atmosferico bisogna tuttavia tenere nel giusto conto la limitazione di qualsiasi modello matematico nel rappresentare con esattezza tutta la dinamica del sistema atmosferico. In altre parole gli attuali modelli matematici di atmosfera risultano in qualche modo ancora inadeguati.

Essi non riescono a cogliere bene i
moti a piccola scala, che sono poi quelli che maggiormente influenzano lo stato del tempo a dimensioni locali. Il grigliato del modello di calcolo che definisce l’area geografica in esame e al quale si riferiscono i dati meteorologici osservati in partenza, ha maglie ancora troppo larghe (decine di km di lato, su scala globale) più adatte a seguire l’evoluzione dei sistemi di moto a scala planetaria o almeno emisferica che non i mesosistemi, vale a dire quelli a scala minore, i quali, guarda caso, sono proprio quelli in grado di interferire con la circolazione atmosferica in grande e che vanificano talvolta l’esito della previsione.


Spesso poi le osservazioni riflettono un fenomeno atmosferico che ha già superato il suo stadio iniziale. Da tutto ciò consegue che le leggi della dinamica e della termodinamica dei fluidi, applicate all’atmosfera, devono intendersi più a carattere probabilistico che deterministico. In altri termini, le previsioni del tempo elaborate con metodi matematici, pur godendo di una notevole obiettività, esprimono soltanto la probabilità che un fenomeno meteorologico si verifichi e non già, come l’opinione pubblica crede, la certezza che esso si manifesti. Vi è pure da considerare che la natura di certi fenomeni a scala minore non permette che la prevedibilità superi la mezza giornata.

Per i fenomeni a scala grande invece il limite di accettabilità può raggiungere più giorni, anche fino a 7, 10, talvolta 15 giorni. Avviene così che una previsione a 24 ore di validità (nella quale si va in genere più nel "dettaglio") risulti qualche volta meno attendibile di una a 72 o 96 ore, tanto è vero che le previsioni a medio termine, quelle cioè che descrivono lo stato del tempo in grande con cinque, spesso sette giorni di anticipo, trovano oggi utilissima applicazione in moltissimi settori delle attività umane. Nel Mediterraneo il problema è ancora più complesso.


La natura fisica di questo mare e la particolare orografia che lo divide dal resto dell’Europa (il sistema pirenaico, il sistema alpino e quello dinarico) giocano un ruolo importante nell’influenzare la normale evoluzione di perturbazioni provenienti da altri paesi, o addirittura nell’originarne delle altre, a piccola scala, che qualche volta sfuggono all’indagine compiuta dagli elaboratori elettronici. L’uso sempre più generalizzato dei satelliti meteorologici ad alta tecnologia e nuovi sistemi di interconnessione tra servizi di stati diversi, consentiranno di integrare sempre meglio i dati ottenuti dalle reti di osservazione, di perfezionare ed estendere l’impiego di stazioni meteorologiche automatiche su boe oceaniche e su zone impervie della terraferma, riuscendo così a rappresentare sempre meglio un maggior numero di caratteristiche fisiche dell’atmosfera. Grazie all’impiego di elaboratori elettronici, centinaia o addirittura migliaia di volte più rapidi degli attuali, sarà sempre più possibile utilizzare modelli di calcolo più dettagliati, ad alta risoluzione e di notevole esattezza con i quali ottenere previsioni meteorologiche sempre più attendibili a qualsiasi ordine di scala.

A proposito di previsioni meteorologiche sbagliate: un classico esempio...