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ALMENO FINO AL 20 GENNAIO SARÀ UN INVERNO VESTITO D’AUTUNNO

Scritto da Andrea Corigliano Sabato 07 Gennaio 2023 17:00

ALMENO FINO AL 20 GENNAIO SARÀ UN INVERNO VESTITO D’AUTUNNO

Immagine da satellite del 7 gennaio 2023Là, poco a ovest delle Isole Britanniche, è attiva un’intensa circolazione ciclonica che presenta, al proprio interno, valori di pressione che raggiungono il significativo valore minimo di 955 hPa (fig. 1). Il sistema sta guidando, anche verso il Mediterraneo centro-occidentale, la prima perturbazione del nuovo anno che interesserà la nostra penisola soprattutto tra domani [domenica 8] e dopodomani [lunedì 9], per poi allontanarsi verso levante lasciando probabilmente ancora qualche strascico sulle nostre regioni meridionali nella prima parte di martedì 10.

Come abbiamo detto nelle precedenti analisi, mancando il freddo sarà una perturbazione prevalentemente di stampo tardo autunnale, con la neve che cadrà sull’arco alpino a quote intorno ai 1000 metri e sui rilievi appenninici solo sulle cime più alte: d’altro canto, avere temperature di 4-7 °C a circa 1500 metri nella giornata di lunedì, quando si prevede il passaggio della parte più attiva del sistema frontale anche al Centro-Sud, è certamente un limite per veder nevicare a quote che sarebbero più consone alla stagione. Nonostante ciò, questa perturbazione avrà un piccolo merito: di chiudere la lunga parentesi anticiclonica che ci ha accompagnato per tutte le feste natalizie. Con il suo transito si aprirà infatti una nuova fase atmosferica che potrebbe risultare più dinamica e quindi meno condizionata dalla stabilità.

Anche se il freddo resterà ancora alla larga dalle nostre latitudini, perlomeno non saremo interessati da marcate anomalie positive di temperatura legate a figure anticicloniche di matrice subtropicale: in pratica, vivremo un tipo di tempo che potremmo definire il «meno peggio» in ottica di scarto termico positivo dalla climatologia di riferimento. Come infatti abbiamo anticipato nella previsione sperimentale redatta di recente e basata solo sull’evoluzione del Vortice Polare Stratosferico (VPT), sembra prendere piede quel segnale dominante da nord-ovest che dovrebbe caratterizzare l’andamento del flusso atmosferico sull’area euro-atlantica, con la corrente a getto polare in uscita dal continente americano e diretta verso il nostro continente. Una dinamica che trasporterà verso le nostre latitudini aria umida e moderatamente instabile, ma ancora sostanzialmente mite e quindi dalle caratteristiche non propriamente invernali.

Senza entrare ancora nei dettagli è possibile visualizzare queste condizioni di sostanziale mitezza, non particolarmente marcata in termini di intensità, focalizzando l’attenzione sui valori delle isoipse sulla superficie isobarica di 500 hPa, cioè sui valori dei «binari» che tracceranno, nei prossimi dieci giorni, il cammino delle correnti in arrivo. Come è possibile vedere nelle figure 2, 3 e 4, per tutto il periodo in esame che arriva fino al 17 gennaio la nostra penisola resterà compresa tra il «binario» 552 e il «binario» 576, cioè nel mezzo tra una struttura atmosferica che assume connotati anticiclonici di stampo estivo ed una struttura atmosferica che assume connotati ciclonici di stampo invernale.

È indubbio che con l’allungarsi dell’orizzonte temporale lo scenario medio perda di affidabilità come viene ben mostrato dall’intensità crescente delle sfumature in arancio e in rosso che fanno da sfondo al disegno sinottico, ma al di là di questo aspetto risulta nel complesso piuttosto chiaro che l’impostazione delle correnti riuscirà a tenere a bada le espansioni dell’anticiclone nord africano: dopo il recente periodo trascorso, è sicuramente un passo avanti per contenere gli eccessi termici.



In estrema sintesi, almeno fino al 18-20 gennaio andremo incontro a una fase variabile che potrà vedere il transito di più sistemi perturbati da valutare di volta in volta, in un contesto nel complesso mite che quindi non avrà ancora caratteristiche invernali. In un secondo tempo si potrà magari vedere se, a seguire, potrebbero esserci indicazioni di cambiamento anche verso condizioni più consone alla stagione, dal momento che anche dal punto di vista statistico ci avvieremo verso il periodo più freddo dell’inverno.

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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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