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ECCO CHE COSA DEVE SUCCEDERE PER AVERE LE PIOGGE AL NORD-OVEST

Scritto da Andrea Corigliano Sabato 17 Settembre 2022 00:00

ECCO CHE COSA DEVE SUCCEDERE PER AVERE LE PIOGGE AL NORD-OVEST

La configurazione per le piogge al nord-ovestL’evoluzione del tempo ci sta mettendo di fronte a condizioni diametralmente opposte. Perché se da un lato c’è una popolazione messa in ginocchio dalla violenza di un evento estremo, dall’altro ce n’è un’altra che guarda il cielo sperando che piova e che quella pioggia vada a dissetare terreni riarsi e ormai induriti da mesi di dominio anticiclonico e di caldo anomalo, come nel caso del Nord-Ovest. Questo angolo di Italia è stato molto spesso tagliato fuori dal passaggio di precipitazioni organizzate se si escludono quegli episodi di forte intensità che però, essendo anche localizzati, non risolvono di certo la crisi idrica. Verrebbe da dire che la dinamica atmosferica si è dimenticata degli schemi sinottici in grado di far combinare per la Liguria, la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Lombardia il giusto incastro di correnti al suolo e in quota che porti il radar ad accendersi in modo omogeneo per segnalare quelle precipitazioni diffuse e moderate in atto che sono così tanto necessarie per risolvere il problema idrico.

Più il tempo passa, più la climatologia ci dice che nelle prossime settimane la dinamica atmosferica dovrebbe incamminarsi proprio verso questo scenario e quindi dare modo alle correnti perturbate atlantiche di prendere in mano le redini del nostro tempo. Per capire la differenza tra una sempre più ricorrente situazione che tende a penalizzare il settore nord-occidentale italiano e uno scenario favorevole alle precipitazioni su questo angolo di territorio, propongo due schemi che fanno proprio riferimento a queste due opposte situazioni.

A sinistra osserviamo una situazione favorevole al persistere di condizioni siccitose. Il dominio del campo anticiclonico delle Azzorre in Oceano Atlantico obbliga il flusso perturbato a scorrere alle alte latitudini per poi piegare sul Mediterraneo centrale con una circolazione che entra in seno ad un cavo d’onda – cioè ad una struttura di bassa pressione – in posizione troppo orientale rispetto proprio alle regioni di Nord-Ovest che, venendo interessate da un flusso settentrionale, vedono rapidamente fuggire le probabilità di pioggia verso sud-est.



A destra, invece, una situazione favorevole all’arrivo delle precipitazioni. Anche l’utente meno esperto in meteorologia può rendersi conto che si tratta di uno schema barico diametralmente opposto. La fascia anticiclonica sub-tropicale, di cui fa parte anche l’Anticiclone delle Azzorre, rientra nell’area di sua competenza e apre al flusso perturbato atlantico la strada per entrare da ovest con una sequenza di sistemi perturbati che si accompagnano a depressioni, separate tra loro da una pausa anticiclonica. L’approccio della vasta circolazione ciclonica all’Europa occidentale genera la formazione di minimi satellite sul Mediterraneo che vanno di solito a posizionarsi sui nostri mari occidentali. Nel caso dell’esempio in questione una depressione sul Golfo del Leone, inserita al di sotto di un intenso flusso da sud-ovest in quota, richiama al suolo correnti sciroccali che si caricano di umidità e arrivano al Nord-Ovest per convertire questo carico in piogge moderate e diffuse con l’aiuto del trampolino di lancio messo a disposizione dal baluardo alpino (sbarramento = stau).

Per sanare la siccità su questo settore italiano abbiamo bisogno di queste situazioni, diventate meno frequenti negli ultimi anni perché, in un contesto di cambiamento climatico legato all’aumento medio della temperatura terrestre, la dilatazione della fascia anticiclonica subtropicale rappresenta un vero e proprio ostacolo per la genesi di configurazioni favorevoli alle precipitazioni in questo angolo d’Italia (e non solo). Quanto sentiamo dire che il Mediterraneo è uno degli “hot spot” del cambiamento climatico, vuol dire che le nostre latitudini stanno subendo, insieme ad altre aree come per esempio l’Artico, gli effetti più marcati, più evidenti e più sensibili di questo cambiamento: le spiegazioni fornite in questo articolo possono aiutare a capire che la persistenza di regimi siccitosi rientra proprio tra questi effetti.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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