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Il riscaldamento stratosferico si è propagato in troposfera, ma il segnale è debole

Scritto da Andrea Corigliano Sabato 12 Gennaio 2019 17:00

Il riscaldamento stratosferico si è propagato in troposfera, ma il segnale è debole

Fig. 1: situazione emisferica prevista per il 14 gennaioNei giorni successivi al Natale la stratosfera polare è stata interessata da un imponente riscaldamento che ha destabilizzato il Vortice Polare Stratosferico, costringendolo a uscire dalla sua naturale sede per far posto ad un Anticiclone Polare Stratosferico. La letteratura scientifica dice che questo processo comporta uno sconvolgimento della circolazione che può propagarsi gradualmente anche in troposfera e condizionare le vicissitudini del tempo su scala continentale. Se quindi la propagazione di questo segnale si completa anche nei piani bassi della colonna atmosferica, sulla verticale delle latitudini polari si osserva una corrispondenza tra l’anticiclone stratosferico e quello troposferico: quest’ultimo, proprio come il collega presente ai piani più alti, è in grado di allontanare il Vortice Polare Troposferico dalla sua sede consueta, causandone una sua suddivisione in due o più lobi che vanno a occupare latitudini più basse da cui scaturisce una maggiore probabilità di avere irruzioni di aria fredda. Con la formazione di un’area anticiclonica sul Polo, ecco che anche in troposfera il cambio di circolazione comporta l’instaurarsi di un flusso antizonale che fa muovere le masse d’aria da est verso ovest, cioè in senso contrario rispetto a quando sul Polo la trottola ciclonica troposferica è compatta. Abbiamo fin qui sintetizzato ciò che è accaduto nelle ultime tre settimane e descritto brevemente come questo fenomeno tropo-stratosferico condiziona la disposizione delle figure bariche alle alte latitudini perché, andando ad analizzare il quadro previsto per i prossimi giorni, è evidente che quel riscaldamento stratosferico polare avuto del periodo natalizio è riuscito a propagarsi nei piani bassi della troposfera, anche se tuttavia strada facendo questo segnale è andato gradualmente indebolendosi.

Infatti, pur riscontrando nei prossimi 3-4 giorni la presenza sul Polo di un campo di alta pressione di 1040 hPa (figura 1), si evidenzia allo stesso tempo la scarsa estensione della figura barica che non può certamente far miracoli nell’invertire la circolazione, facendola diventare antizonale alle alte latitudini: le componenti principali antizonali sono qui indicate per sommi capi dall’orientamento delle frecce nere, a indicare da un lato la rotazione anticiclonica del flusso attorno al campo di alta pressione e dall’altro i settori in cui la rotazione stessa rimane antizonale nel momento in cui entra all’interno delle tre circolazioni cicloniche indicate con la lettera B. Ne consegue allora che, calcolando la media della velocità del vento tra i 70° e i 90° di latitudine nord, cioè entro il circolo polare artico, la componente antizonale contraddistinta da valori numerici negativi non può presentare un segnale forte perché la circolazione generatrice di questa componente è piuttosto disorganizzata (figura 2), al contrario di quanto è previsto in stratosfera dove invece il segnale è previsto ancora piuttosto intenso, ma in fase di attenuazione nel corso dei prossimi giorni. In effetti, proprio dalla figura 2 si evince che la velocità media negativa, intorno a -5 m/s, interessa uno spazio molto limitato e quindi ha un’importanza abbastanza trascurabile.


Una siffatta situazione depone certamente per un abbassamento del flusso perturbato atlantico che guadagnerà terreno gradualmente nel corso dei prossimi giorni, ma non dovrebbe essere incline a causare ulteriori destabilizzazioni dei lobi del Vortice Polare che a questo punto potrebbero avvenire, in area europea, solo con un’elevazione meridiana dell’anticiclone azzorriano per facilitare, in tal modo, una maggiore estensione verso sud del raggio d’azione del lobo europeo-siberiano presente sulla penisola scandinava. Ad oggi, però, questo segnale non viene ancora colto in modo robusto e convincente dai calcoli della modellistica numerica e non è detto, tra l’altro, che l’evoluzione debba per forza orientarsi verso questo scenario. Vedremo nei prossimi giorni se ci saranno novità degne di essere raccontate.

Fig. 2: velocità media zonale su tutta la colonna atmosferica, dall'Equatore al Polo

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