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Inverno 2019: al via la prima intensa irruzione di aria artica

Scritto da Andrea Corigliano Mercoledì 02 Gennaio 2019 10:00

Inverno 2019: al via la prima intensa irruzione di aria artica

Altezza geopotenziale e temperatura a 500hPa previste per il 3 e 4 GennaioDISCUSSIONE ATTORNO AI DELICATI BILANCI TERMODINAMICI SU CUI SI GIOCA LA PROBABILITÀ DI AVERE NEVICATE CON ACCUMULO SULLA COSTA SUL VERSANTE ADRIATICO E SETTORE TIRRENICO MERIDIONALE.

È da poco iniziata la prima irruzione di aria marcatamente fredda di questo inverno 2018-2019. L’espansione meridiana del campo anticiclonico presente tra le Isole Britanniche e l’Oceano Atlantico, agendo in sinergia con una circolazione depressionaria posizionata tra la Scandinavia e la Russia occidentale, sta infatti pilotando verso la penisola balcanica e da qui verso le nostre regioni gli avamposti di una massa d’aria molto fredda, inizialmente di origine artico-marittima, che porterà sull’Italia una fase meteorologica di puro stampo invernale specie tra domani (giovedì 3) e dopodomani (venerdì 4).

Come possiamo vedere nella prima figura 1, saranno due gli impulsi che si susseguiranno sulla nostra penisola e che, stante la posizione piuttosto ingombrante del campo anticiclonico a ovest, interesseranno in modo particolare il versante adriatico e le regioni meridionali: il primo sta entrando sull’Adriatico e si chiuderà in un minimo a 500 hPa che raggiungerà la Grecia nel pomeriggio di domani, ricolmo di aria fredda che avrà, a quella quota isobarica, una temperatura fino a -34 °C; il secondo invece raggiungerà il settore adriatico centro-meridionale nella notte di giovedì, trascinando con sé aria ancor più fredda che alla stessa quota raggiungerà circa i -38 °C.

L’arrivo di questo impulso, di conseguenza, determinerà un’accentuazione delle condizioni di instabilità perché aumenterà quel gradiente termico verticale che sta alla base dei moti convettivi. Anche nella bassa troposfera il freddo si farà ovviamente sentire, come si può osservare dalla previsione di temperatura a 850 hPa (figura 2) e a 925 hPa (figura 3): nel primo caso sul Centro-Sud peninsulare e sul Nord-Est si raggiungeranno i -8/-10 °C a quote comprese tra i 1400 e i 1600 metri mentre a quote inferiori, orientativamente intorno ai 7-800 metri, la temperatura oscillerà grosso modo intorno ai -3/-4 °C fino a raggiungere 0/-2 °C sul nord della Sicilia. Sul versante adriatico centro-meridionale il contesto termico appena presentato è quindi garanzia per avere nevicate fino a quote pianeggianti sull’entroterra.

Per quanto riguarda la fascia costiera la previsione tende invece a complicarsi perché la modellistica numerica lascia intendere la presenza di due fattori sfavorevoli. Il primo di questi, indicato in figura 4, è rappresentato dalle condizioni ambientali relative alla quota isobarica di 975 hPa (circa 300-400 metri). Come si può infatti osservare, viene evidenziata la presenza di uno “strato (relativamente) mite” spesso tra i 300 metri (regioni adriatiche) e i 600 metri (nord Sicilia) in cui la temperatura dovrebbe essere debolmente positiva (l’isoterma di 0 °C è quella linea rossa che taglia a metà l’Adriatico da NW verso SE, a dividere i valori di temperatura negativi verso la costa balcanica da quelli positivi verso la costa adriatica). Questi valori termici positivi sono causati dall’intenso scorrimento del flusso nord-orientale su una superficie marina che avrà temperature intorno ai 4-6 °C sull’Adriatico e intorno ai 5-8 °C sul Tirreno meridionale (figure 5 e 6): questo è il secondo fattore “sfavorevole” e sarà principalmente anche l’ostacolo che la neve dovrà superare per raggiungere con accumulo anche le aree costiere. Sarà in grado di farlo? Dipende da una enazione di due dinamiche. Vediamo quali.


1) TIPOLOGIA DEL FENOMENO – Il tipo di fenomeno associato a questo tipo di dinamica atmosferica è il rovescio, generato da “filari di nubi” che il flusso in quota disporrà da nord-est verso sud-ovest a causa dello scorrimento di aria fredda su una superficie marina più calda. Dal momento che è noto che nei rovesci viene trasportata verso il basso, insieme alle precipitazioni, anche l’aria fredda presente alle quote superiori, sarà L’INTENSITÀ DEL ROVESCIO ad annullare o indebolire lo strato mite superficiale. È però credibile che, con l’arrivo soprattutto del nucleo più freddo avente temperatura di -38 °C a 500 hPa, lo sviluppo verticale delle nubi sia più strutturato e, potendo generare anche qualche temporale, possa anche determinare un aumento dell’intensità dei fenomeni tale da annullare l’effetto mitigatrice del mare;

2) L’INTENSA VENTILAZIONE – L’irruzione determinerà una sorta di “avvezione relativamente mite di basso livello” perché è inevitabile che scorrendo su una superficie marina avente temperature ampiamente positive, parte di questo “calore” venga avvettato (trasportato) fin sulla costa. L’intensità del vento, prevista forte o molto forte, è in questo caso un deterrente perché è indice di un cospicuo apporto di massa che, per facilitare la neve fin sulla costa, dovrà essere contrastato da una maggiore intensità dei downburst nevosi: ecco che allora l’orizzonte temporale in cui ciò può ritenersi più probabile il fenomeno nevoso sarà probabilmente in corrispondenza dell’arrivo del secondo nucleo più freddo, cioè nella notte di venerdì. Anche perché, stando alle previsioni relative al campo di vento, proprio nella notte di venerdì il flusso sulle coste di Abruzzo e Molise dovrebbe acquistare una componente dai quadranti nord-occidentali e quindi annullare, in parte, l’azione mite del mare trasportata dalla ventilazione nord-orientale, relegandola in mare.

Se quindi non ci sarebbero dubbi circa le nevicate con accumulo fino a 2-300 metri per stau (sollevamento orografico), che interesseranno in particolare i versanti orientali dalle Marche alla Puglia e fino a 4-500 metri la Sicilia settentrionale e il settore tirrenico della Calabria (specie quello centro-meridionale), per quanto riguarda il settore costiero e il Salento tutto dipenderà dai bilanci termodinamici che ho appena descritto: ecco perché, per queste aree, stabilire l’entità di eventuali cumulate al suolo risulta molto difficile. Non bisogna infatti dimenticare anche la caratteristica del “rovescio”, cioè di un fenomeno che è cioè solitamente limitato nel tempo e nello spazio e che quindi solo localmente, e ad intermittenza, può attenuare l’effetto avvettivo dello strato d’aria mite continuamente trasportato dalla circolazione ai bassi livelli che sovrasta la superficie marina. Questo aspetto, comunque, non toglie che il peggioramento è a prevalente carattere nevoso e che quindi la caduta di fiocchi di neve siano molto probabili a tutte le quote, anche sotto forma di neve tonda. Ma un conto è vedere i fiocchi che cadono, un conto è vedere cumulate di neve al suolo. Mi auguro comunque una cosa: che questa fase invernale diventi stimolo di approfondimento e che quei bambini che oggi hanno 6-7 anni, nel vivere questa dinamica, avvertano accendersi nell’animo una scintilla di curiosità che li porti a porsi domande su domande e, magari, a esclamare la celebre frase: “Da grande vorrò fare il meteorologo!”. Perché in un Paese orograficamente così complesso come l’Italia, dove la meteorologia dovrebbe essere fiore all’occhiello della scienza, ce n’è davvero tanto bisogno.

Altezza geopotenziale e temperatura a 850hPa previste per il 3 e 4 Gennaio
Altezza geopotenziale e temperatura a 925hPa previste per il 3 e 4 Gennaio
Altezza geopotenziale e temperatura a 975hPa previste per il 3 e 4 Gennaio
Vento e temperatura a 2m previsti per il 3 Gennaio pomeriggio
Vento e temperatura a 2m previsti per il 4 Gennaio notte


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