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Si fa presto a dire afa, ma c'è caldo e caldo...

Si fa presto a dire afa, ma c'è caldo e caldo...

Classico regime africano

La stagione estiva è quella maggiormente bombardata da notizie dai vari mass-media, ovviamente più o meno vere. Spesso, per enfatizzare un fenomeno atmosferico, si usano superlativi assoluti e aggettivi estremi, quasi grotteschi: lo stesso, poi, viene percepito e talvolta anche ingigantito dalla maggior parte della gente e quindi è oramai dato per “normale” sentire in giro frasi del tipo "estate da record", "caldo torrido", "tropicalizzazione dell’Italia"… Addirittura arrivando all'ossimoro "afa torrida!" scritto da sedicenti giornalisti.

Quando si domanda una persona cosa sia un’ondata di caldo le risposte sono le più disparate: ho sentito dire “l’estate è caldo”, “periodo lungo e siccitoso”, “tanto sole”, insomma risposte di certo non dal contenuto scientifico e oggettivo.

Siccome in fisica gli aggettivi “tanto, poco, lungo, corto” non hanno alcun senso se non c’è un termine di paragone valido per tutti, la definizione più corretta che abbia trovato in rete è quella data da questo articolo del Colonnello Mario Giuliacci, estremamente chiara e concisa, che non lascia margine ai dubbi. Come si evince, ondata di calore è un periodo (definito scientificamente di almeno 3 giorni) dove le temperature superino di due deviazioni standard la media delle massime di un mese nel trentennio di riferimento (1961-1990, ad esempio). In altri termini, una massima di 33-34° su un’area ristretta (ad esempio un fondovalle, oppure locali venti di caduta appenninici) non è definibile come ondata di calore!


Si evince anche -sebbene non lo si dica esplicitamente- che l’autore (principale) di qualsiasi ondata di calore (più o meno severa) sull’Italia sia l’anticiclone africano. Quest’ultimo, provenendo direttamente dall’Africa Sahariana, porta una massa d’aria notevolmente calda e piuttosto secca in generale sull’Europa meridionale con una frequenza di 2-3 episodi annuali, in aumento però negli anni 2000. Statisticamente staziona maggiormente sul Meridione, Grecia e Penisola Iberica, ma può spingersi a latitudini ed estensione eccezionali come nella famigerata estate 2003 oppure nella 2010 nel caso dei Paesi dell’Est e la Russia.

L’altra figura barica presente sull’Italia è l’Anticiclone delle Azzorre, il quale, stazionando a lungo su una zona decisamente meno calda rispetto al Sahara, non ha lo stesso potere riscaldante come il suo “collega” africano e perciò porta stabilità nell’area interessata, ma con temperature più gradevoli e cumulogenesi sui monti.

In definitiva, ecco una rapida e grossolana distinzione tra il caldo (Azzorre) e il Caldo (Africano)

AZZORRE --> ci regala giornate soleggiate anche calde -sebbene senza eccessi, difficile infatti superare i 32-33° sulla Pianura Padana- con convezione e sviluppo di nubi cumuliformi sulle zone pedemontane; se staziona a lungo può comunque portare ad afa e conseguente accentuazione del caldo, ma le minime notturne sono in genere gradevoli e difficilmente sono giornate tropicali, se non nelle isole di calore urbane o lungo le coste.
AFRICANO --> visto dai più come una tortura, porta stabilità assoluta (giornate tipicamente “senza una nuvola in cielo”), può stazionare per giorni e giorni e rende le nostre notti insonni (agevole superare i 25°C di minima nei grossi centri urbani sotto il suo regime).

Statisticamente, entrambe le configurazioni bariche sono sempre esistite, ma vi è stata un’evidente ascesa dell’africano negli anni 2000, col picco nel 2003 e nel 2012. Chiaramente non possiamo escludere che vi siano stati episodi notevoli anche prima del 1900, ma risulta più che mai evidente come le ultime estati siano state sempre più calde e siccitose, tanto che tra la gente (poveri noi...) si sente dire che un’estate come quella finora vissuta non è tale, perché piove troppo o si debba usare meno il condizionatore rispetto all’anno scorso...


Notevole cumulogenesi

Classico regime africano

Notevole cumulogenesi il 29 marzo, tipica di un anticiclone delle Azzorre non troppo convinto: le pedemontane sono zone foriere di temporali e qualcuno di essi giunge anche in pianura.

17 giugno 2013, tipico regime africano, l’immagine parla da sola...



Davide Santini