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Stau e Foehn sulle Alpi: quando un'immagine vale più di mille parole (a parte quelle del nostro Capitàno Sottocorona!)

Stau e Foehn sulle Alpi: quando un'immagine vale più di mille parole (a parte quelle del nostro Capitàno Sottocorona!)

Stau e Foehn sulle Alpi

Il meccanismo che produce il föhn è semplice: l'aria umida, incontrando le montagne, è costretta a salire e di conseguenza si raffredda (perché si espande, incontrando pressioni via via minori con la quota), cedendo la sua umidità, qualora avvenga condensazione, sotto forma di poggia o di neve sul versante montuoso con cui ha avuto l'impatto (effetto stau).

L'aria che condensa quando sale si raffredda però in misura minore di quando non lo fa (perché la condensazione è un processo che rilascia calore). Ora, superata la cresta delle montagne, l'aria, ormai più secca perché tutta o parte della condensazione precedentemente avvenuta è stata "scaricata" sottoforma di precipitazioni, si porta al di là della catena montuosa e nel discendere si comprime.

La compressione produce in media un riscaldamento di 1°C ogni 100 m di discesa e stavolta in tutto il percorso (perché non c'è evaporazione che compensi la precedente condensazione, che raffredderebbe l'aria allo stesso modo con il quale la condensazione l'aveva riscaldata) e così scivolando giù per, ad esempio, 1500 m l'aria può quindi arrivare a valle a una temperatura di 15°C più alta di quando aveva valicato. Il fenomeno del föhn crea una situazione molto favorevole alle slavine ed è quindi un potenziale pericolo per chi va in montagna.


Si tratta di una situazione davvero tipica per il nostro Paese. Riepilogando: l’aria umida che risale il fianco di una montagna dà origine a precipitazioni sul versante sopravento del rilievo (Stau). Sul versante sottovento l’aria discendente subisce un riscaldamento secondo il gradiente adiabatico secco.

Il cielo si presenterà privo di nubi. Tale moto discendente dell’aria costituisce il ben noto vento di föhn. Più i rilievi sono alti e più l’effetto sarà marcato. Di conseguenza le nostre regioni Nord-occidentali sono maggiormente interessate da questo fenomeno, a parità di altre condizioni.

Osservate nella foto satellitare come sia netta la linea di demarcazione fra nubi e cielo sereno che attraversa la cima delle montagne. Si nota anche come il flusso d’aria aggiri le montagne per scendere su Trieste sotto forma di bora. L’immagine risale al 08/11/99. Ma chi meglio del nostro Capitàno Paolo Sottocorona può ben spiegare, il fenomeno del föhn? E infatti, nel video qui riportato, ecco la sua impeccabile narrazione, andata in onda su La7 l'11 Dicembre 2019. Buona visione!

Comunque molti venti locali noti con nomi specifici sono in sostanza sempre dei föhn, come il garbino, vento specifico della bassa Lombardia e dell'Emilia e Romagna, ma che può interessare anche le Marche e gli Abruzzi ed è dovuto alla catena Appeninica. Poi ricordiamo il Santa Ana della California meridionale nasce nel torrido Gran Bacino tra le Montagne Rocciose e le Sierre. Da qui cade verso la regione di Los Angeles con raffiche che raggiungono i 110 km/h, trascinando una piccola ghiaia che colpisce i malcapitati come una rosa di pallini da caccia. Comunque, il Santa Ana porta a volte un certo sollievo dal freddo invernale, ma può anche produrre gravi siccità e disastrosi incendi delle foreste.

Un altro tipo di föhn è anche il chinook, che soffia sulle pianure nord-occidentali tra gli Stati Uniti e il Canada. Il suo nome deriva dal villaggio degli indiani chinook, dove i primi coloni pensavano che il vento avesse origine. In realtà è un vento umido proveniente dall'Oceano Pacifico. Imbattendosi nelle Montagne Rocciose, scarica la sua umidità e scende dall'altro versante riscaldandosi di una quindicina di gradi. L'effetto è in genere positivo: sulla pianura una notte di chinook può sciogliere anche 25 cm di neve, mettendo allo scoperto i prati che possono così fornire nutrimento al bestiame.

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