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La pubblicazione dei dati meteorologici

Classica rappresentazione grafica di dati meteorologiciIn Italia esistono diverse reti di misura delle grandezze meteorologiche. Tali reti sono gestite da enti diversi e, in qualche caso, più stazioni insistono su aree territoriali di ridotte dimensioni. 

Succede che anche per siti relativamente vicini o addirittura identici, si possono trovare in pubblicazione valori discordanti. Questa breve nota intende proporre alcune possibili spiegazioni. Quando fonti informative diverse propongono dati meteorologici diversi...


pur se riferiti ad una stessa grandezza misurata in una medesima località la discordanza di valori è generalmente da attribuirsi alla presenza, nello stesso luogo, di punti di rilevamento multipli tra loro spesso indipendenti. È bene infatti ricordare che sul territorio nazionale operano reti di rilevamento che fanno capo a numerosi enti, di cui i principali sono: Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, Servizio Idrografico del Ministero Lavori Pubblici, dell’Ufficio Centrale di Ecologia Agraria (UCEA), Servizi Meteorologici Regionali.

Per quanto le misure meteorologiche siano soggette a rigorosa regolamentazione (norme O.M.M.) va detto che misure eseguite in punti diversi anche all’interno di aree relativamente ristrette e sufficientemente omogenee, possono tuttavia presentare, per una stessa grandezza, discordanze anche significative. A tale proposito è noto che soprattutto le grandezze discontinue, come le precipitazioni, sono fortemente condizionate dal punto in cui viene effettuata la misura (posizione geotopografica di rilevamento) diversificandosi anche sensibilmente su distanze relativamente brevi.

Non sussiste invece giustificazione plausibile quando da un unico ente gestore vengono proposte misure con dati in disaccordo tra loro, sia pure divulgati da fonti informative diverse, salvo che da parte di queste ultime non siano stati eseguiti interventi sui dati originali mediante procedure numeriche di integrazione, al fine di completare serie numeriche con dati di osservazione mancanti.

Un’ulteriore possibilità di disaccordo si verifica quando un ente fornitore di dati meteorologici trasmette in tempo quasi reale ad enti collegati le informazioni prima di aver potuto passare al vaglio i dati stessi ed aver corretto eventuali errori e imprecisioni. È il caso ad esempio di molti enti che, per proprie esigenze d’istituto, fanno capo al Servizio Meteorologico dell’Aeronautica per l’acquisizione dei dati con procedura automatizzata. Quanto esposto riguarda i dati non elaborati (disaggregati) come ad esempio le temperature o la quantità di precipitazioni riferite ad un periodo specifico di un anno determinato.

Più complesso si presenta invece lo scenario quando si tratta di dati elaborati, come quelli climatologici, poiché in questo caso le possibilità di discordanza dei valori (medi) possono essere dovute a molteplici altre cause, come ad esempio: lunghezza e periodo di riferimento delle serie storiche, numero delle osservazioni giornaliere trattate, procedure di calcolo delle medie, procedure di interpolazione per "ricostruzione" dei dati mancanti, continuità dei dati nelle serie storiche utilizzate, ecc…

La diversificazione riscontrabile nei valori "ricostruiti" di una determinata grandezza, dipende dalle caratteristiche delle stazioni utilizzate al contorno (numero e posizione geotopografica). Va però detto che le procedure numeriche per l’integrazione dei dati mancanti tendono a proporre discordanze comunque più contenute nel caso si tratti di temperatura dell’aria (grandezza continua) rispetto a quanto può viceversa avvenire per la precipitazione (grandezza discontinua). Nell’ambito delle medie climatiche merita attenzione particolare il calcolo della temperatura media giornaliera, giacché può presentare valori diversi in relazione al numero delle osservazioni considerate. In climatologia viene infatti accettata la temperatura media giornaliera ottenuta dalla media aritmetica di 24 osservazioni orarie (media rigorosa), di otto osservazioni sinottiche (distanziate fra loro di tre ore), di quattro osservazioni sinottiche principali (distanziate fra loro di sei ore), oppure dalla semisomma delle due temperature estreme (media speditiva). Tra media rigorosa e media speditiva la differenza, variabile con la stagione, può risultare piuttosto consistente.


La possibilità quindi di riscontrare discordanze di valori quando si ricorra a dati climatologici provenienti da fonti diverse è molto elevata, proprio perché numerose sono le cause che ne possono essere all’origine. Sostanzialmente i disaccordi fra dati di diversa origine trovano la loro causa nell’impossibilità che i rilevamenti (meccanici o elettronici che siano) avvengano con assoluta continuità temporale, per le immancabili avarie cui i vari sistemi di misura sono soggetti. È ovvio allora che reti indipendenti operanti in una stessa località, proprio perché individualmente soggette agli inconvenienti sopra menzionati, possono proporre, per una stessa grandezza, valori fra loro discordanti. Se al controllo, all’elaborazione e al trattamento dei dati provenienti dalle molteplici reti di rilevamento presenti sul nostro territorio fosse preposto un unico ente, il problema, probabilmente, non sussisterebbe. Ma poiché i dati meteorologici disponibili sono gestiti e trattati direttamente dai singoli enti che li rilevano (a cui oggigiorno si aggiungono le tante reti di dati offerte da enti privati o amatoriali, n.d.r.) al fine di ricostruire quelli mancanti o di correggere quelli errati, potrà accadere ancora di leggere sulle riviste valori discordanti sulla medesima località. Per ridurre al minimo questa eventualità sarebbe opportuno svolgere un lavoro continuo di confronto tra i diversi enti gestori sul modo di rilevare e “trattare” i dati e sulla distribuzione e gestione delle reti di misura.

Tratto da un articolo di Gianfranco Simonini, AER, Settembre ‘97 (per gentile concessione dell'AER).