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Climatologia e Ambiente - Guido Caroselli. Un saggio dedicato a tutti coloro che desiderano informazione senza esagerazioni e superficialità.

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Intervista al Generale Andrea Baroni

Massimo Marchetti e Andrea Baroni

Intervista al Generale Andrea Baroni: Pisterzo (LT), luglio 2005


Sabato 30 Luglio 2005, ore 07.00. Io e Paolo Sottocorona, conosciuto meteorologo de La7, ci diamo il buongiorno in una mattina limpida e relativamente fresca. Il giorno prima ero sceso dal Friuli con meta casa di Paolo (situata nei dintorni di Fiano Romano), sotto il sole della più intensa onda di calore africano dell’estate 2005! Il termometro della Megane segnava 42°C e come tutti i meteo-maniaco-appassionati avevo già mentalmente “scremato” con buona approssimazione i gradi di effetto asfalto. Ne rimanevano comunque tanti: 38°C!

Qual era il motivo che mi aveva spinto a viaggiare cosi a lungo sotto la campana di questo robusto anticiclone subtropicale? Una motivazione decisamente forte: incontrare il Generale Andrea Baroni, notissimo meteorologo dell’Aeronautica Militare, che per vent’anni è stato anche il conduttore della famosa trasmissione RAI di previsione del tempo “Che tempo fa”.

L’obiettivo della visita è quella di ricavarne un’intervista, ma non solo; c’è anche un motivo personale. Incontrare il Generale Baroni significa rendere omaggio ad una persona che con le sue numerose trasmissioni e articoli sulla carta stampata, mi ha consolidato l’amore che ho da sempre per l’affascinante materia della meteorologia. In tanti anni Baroni ha svolto non solo il ruolo di meteorologo TV, ma pure quello di insegnante. Le sue previsioni serali erano vere e proprie lezioni che io e tantissimi altri seguivamo con grande attenzione e ammirazione, traendo importanti informazioni sulla meteorologia, in un’epoca in cui internet doveva ancora fare la sua comparsa.

Prima di partire avevo lanciato la proposta della visita anche a Paolo Sottocorona, idea accolta subito con entusiasmo. Rieccoci dunque nuovamente al 30 luglio mattina, in partenza verso la provincia di Latina. Arriviamo sul luogo dell’appuntamento con 10 minuti di anticipo. Alle 09.30 infatti, sotto il cartello plurilingue della cittadina di Pisterzo ci aspetta proprio Andrea Baroni. Le cicale sono in piena attività: il caldo già sfiora i 30°C ma un leggero vento di brezza e l’ombra di una grande acacia ci aiutano a sopportare la calura. All’orario prefissato da una curva s’intravede una persona che con passo sicuro solleva il braccio in segno di saluto: è proprio lui, Andrea Baroni!

Il Generale ha 88 anni ma ne dimostra davvero molti meno; più tardi ci racconterà che da giovane era chiamato affettuosamente dai suoi colleghi “il bebè”, proprio per il fatto che non dimostrava tutti gli anni che aveva. Dopo i convenevoli percorriamo alcune centinaia di metri, mentre io ascolto con piacere quella sua voce inconfondibile, sentita per 20 anni in televisione. Pisterzo è la residenza estiva del Generale. Il paese è arroccato su di una collina dei Monti Lepini alta 470 mt. Ad accoglierci sulla porta di casa troviamo sua moglie, la signora Gianna che con fare gentile ci invita ad accomodarci. Si parla del motivo della visita, della casa e dei tanti nipoti, “responsabili” (parole sue) di mantenerlo giovane e con la mente sempre in esercizio. Avrò modo in seguito di accertarmene durante l’intervista, quando Baroni si dimostra un pozzo di conoscenza ed aggiornatissimo sui temi della meteorologia contemporanea.

Ci sistemiamo nel terrazzo dell’abitazione, ricoperto da un bellissimo pergolato di uva fragola. Staremo benissimo durante l’intero corso dell’intervista. Riporto nelle righe sottostanti alcuni passaggi fondamentali, nelle altre sezioni troverete altri contenuti scritti del Generale e alcune registrazioni audio che riguardano proprio questa intervista.

Generale, innanzitutto vorrei conoscere le tappe della sua lunga e brillante carriera. Ci racconta come ad esempio furono gli inizi, fino all’approdo televisivo?

“Entrai in Aeronautica nel 1939, quindi 66 anni fa, e fui assegnato ad un ufficio di sorveglianza tecnica presso la Compagnia Nazionale Aeronautica, nell’aeroporto dell’Urbe. In seguito fui assegnato alla Centrale di Assistenza al Volo (CAV), dove il professor Giorgio Fea, direttore della stessa, mi propose di avvicinarmi al mondo della meteorologia partecipando ad un concorso per ufficiale in servizio permanente, come assistente di meteorologia. Vinto il concorso, fui assegnato all’aeroporto dell’Urbe al reparto di volo per sondaggi con aereo, in qualità di osservatore meteorologico. I velivoli erano un Caproni 111 e un Breda 25. Nei giorni in cui non andavo in volo, partecipavo al lavoro di previsioni presso la CAV del Lido di Roma, dove apprendevo da meteorologi civili più anziani di me le tecniche di analisi e previsioni. In questo periodo conobbi pure Bernacca che a quell’epoca era Tenente d’Artiglieria e insieme imparammo a tracciare fronti ed isobare sulle carte del tempo. Il 17 maggio 1941 (l’Italia era in guerra dal giugno del 1940), fui assegnato alla V Squadra aerea in Africa settentrionale. Dopo una prima avanzata alla volta di Derna (Cirenaica) e dopo il primo ripiegamento, nel novembre 1942 fui rimpatriato e assegnato alla Commissione di Armistizio con la Francia di stanza a Lione. Nel settembre del 943 fui catturato dai tedeschi e spedito nei campi di concentramento di Ucraina, Polonia e Germania dove rimasi complessivamente per quasi due anni. Nonostante la terribile esperienza, riuscii in una rocambolesca avventura a fuggire dalla prigionia, oltrepassando il fiume Elba, in Germania, dove mi consegnai ai militari americani. Alla fine del 1945 tornai in Italia, presso il Servizio Meteorologico del Ministero della Difesa Aeronautica. Le successive tappe furono: l’aeroporto dell'Urbe, dal 1948 al 1953, per fornire le previsioni di volo ai piloti dell’Aviazione Civile, riscuotendo in questo servizio un valido riconoscimento da parte dei piloti. Dal 1953 al 1958 ho lavorato a Roma, presso la sede del Servizio Meteorologico Centrale. Dall'ottobre 1958 al luglio 1975, data la mia ottima conoscenza dell'inglese e del francese, fui assegnato come segretario all'Ufficio della Rivista di Meteorologia Aeronautica. Successivamente, fui trasferito al Servizio Meteorologico della Direzione Telecomunicazioni della II Regione Aerea. Promosso al grado di Colonnello, ritornai alla Rivista di Meteorologia Aeronautica, ricoprendo la carica di segretario della Rivista e Direttore dell’ufficio. Nel 1973, su invito del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, collaborai alla realizzazione di due documentari filmati, uno con la regia di Folco Quilici e l’altro girato dalla troupe della RAI con la regia di Giulio Macchi. In quell’occasione mi notò il Direttore Generale della RAI, Biagio Agnes che chiese al Servizio Meteorologico dell’A.M di mandarmi in RAI, per condurre insieme al collega Bernacca la rubrica "Che tempo fa". Fu cosi che il 7 agosto del 1973 feci la mia prima presenza in televisione. Al termine della mia presentazione, Arrigo Levi che mi aveva ascoltato in studio di registrazione, mi chiese di collaborare con il suo giornale, “La Stampa”, di cui era a quel tempo direttore. Io accettai e quella collaborazione durò dieci anni. Dopo mi fu chiesto da Eugenio Scalfari di scrivere degli articoli per "la Repubblica". Questa attività durò altri dieci anni, dal 1983 al 1993. Il 31 dicembre del 1993 dopo venti anni e tre mesi di lavoro, alla veneranda età di 76 anni, decisi di ritirarmi a vita privata.”

Come si facevano all’inizio le previsioni e qual è la loro attendibilità ai giorni nostri con l’avvento dei supercomputer?

“Dopo l'introduzione del telegrafo, possiamo dire che si sviluppò ulteriormente la meteorologia sinottica, quella branca della meteorologia che si prefigge lo studio particolareggiato dello stato del tempo su una vasta zona della Terra in un determinato istante, con l'intenzione di arrivare ad una previsione del tempo a fini pratici. I primi risultati concreti giunsero all’inizio del 1900, grazie al grande contributo scientifico della Scuola norvegese di Bergen, con la teoria dei fronti e delle masse d’aria. Questa scuola costituisce una pietra miliare nello studio sistematico, anche se semiempirico, delle previsioni del tempo. Oggi le previsioni si avvalgono di modelli matematici di atmosfera che con l’ausilio di potentissimi elaboratori elettronici sono in grado di risolvere per via numerica delle particolarissime equazioni, alla base delle previsioni stesse. Ma nonostante questi sofisticatissimi sistemi, i modelli matematici portano con sé degli inevitabili errori fin dall’inizio della loro impostazione. Altri errori possono verificarsi al momento del rilevamento dei dati registrati, specialmente quelli derivanti da possibili imperfezioni degli strumenti imbarcati sui satelliti in orbita. Per quanto riguarda la nostra penisola non dobbiamo poi dimenticare che essa ha una struttura morfologica (questo l’ho capito fin dal primo giorno che ho incominciato a lavorare sulla meteorologia), tra le più complesse al mondo, risultando immersa nel bacino del Mediterraneo, interessata da due catene montuose, le Alpi che la separano dall’Europa e gli Appennini che la percorrono in tutta la sua lunghezza. Due catene che fanno da barriera alle correnti atmosferiche da qualsiasi direzione es