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QUASI TRE SETTIMANE DI PRECIPITAZIONI TRA PIOGGE IN PIANURA E NEVICATE IN MONTAGNA: A CHI TROPPO E A CHI TROPPO POCO O NULLA

Scritto da Andrea Corigliano Lunedì 11 Marzo 2024 00:00

QUASI TRE SETTIMANE DI PRECIPITAZIONI TRA PIOGGE IN PIANURA E NEVICATE IN MONTAGNA: A CHI TROPPO E A CHI TROPPO POCO O NULLA

Anomalia tra il 22 febbraio e l'8 marzo 2024Abbiamo iniziato a raccontare le vicissitudini delle correnti perturbate atlantiche verso la fine della seconda decade di febbraio, quando dalle elaborazioni della modellistica numerica cominciò a emergere un segnale prognostico che con il passare dei giorni diventò sempre più robusto nel dare credito all’arrivo di reiterati flussi instabili alle nostre latitudini. Oggi, giunti quasi alla fine di questa fase meteorologica, diventa a mio avviso interessante fornire qualche spunto di riflessione sul tipo di situazione che abbiamo vissuto affinché il lettore abbia la possibilità di conoscere alcuni aspetti salienti della dinamica atmosferica che abbiamo sperimentato.

Come ci mostra l’anomalia del campo di altezza di geopotenziale a 500 hPa, cioè a circa 5500 metri, negli ultimi diciotto giorni il disegno barico a scala sinottica è stato caratterizzato dall’azione di una vasta circolazione ciclonica sull’Europa occidentale (fig. 1): la situazione di blocco a omega, nella forma rovesciata rispetto alla tipica configurazione a cui si fa riferimento quando c’è di mezzo un promontorio subtropicale, si è così materializzata in una saccatura ad asse obbliquo che è rimasta stretta tra due figure anticicloniche e che in questo modo non ha permesso alle perturbazioni di trovare altre strade per evolvere se non quella passante per la penisola iberica e il Mediterraneo occidentale.

A più riprese, la nostra penisola si è così trovata nel ramo ascendente della curvatura ciclonica ed è quindi rimasta esposta soprattutto agli effetti del nastro trasportatore mite e umido meridionale, dispensatore delle precipitazioni più intense e organizzate specie laddove l’orografia si è offerta come trampolino di lancio per esaltare la fenomenologia. Una configurazione che, per più di una volta, abbiamo presentato sottolineandone le caratteristiche più autunnali che invernali – o se preferite di metà primavera – stante appunto il contesto termico sopra la media che si è mantenuto quasi costante e considerando, di pari passo, le quote in genere medio-alte a cui si sono verificate le nevicate sulla catena alpina.

Un aspetto, questo, che abbiamo evidenziato proprio nel momento in cui l’apporto di ingenti flussi umidi, supportati da una massa d’aria più calda del normale e quindi favorevole ad accettare un maggior contenuto di vapore acqueo, gettava le basi per avere precipitazioni potenzialmente insolite per questo periodo di fine inverno: anche i dati, adesso, lo confermano.



Come detto, il flusso meridionale ha esaltato le precipitazioni soprattutto laddove le correnti meridionali sono state obbligate a sollevarsi seguendo il profilo dei rilievi: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana sono state le regioni in cui la forzante orografica ha dato un notevole contributo a mantenere attive precipitazioni continue e intense che hanno così prodotto cumulate complessive molto abbondanti. Basti per esempio pensare che in Liguria, nell’entroterra tra il savonese e il genovese, negli ultimi trenta giorni sono caduti tra i 600 e gli 800 millimetri di pioggia, equivalenti ad altrettanti litri di acqua per metro quadrato (fig. 2): il dato diventa ancor più significativo se si considera che, in realtà, questa cumulata si è quasi interamente concentrata tra il 22 febbraio e il 10 marzo e che quindi in diciotto giorni, su quest’area, è caduta circa la metà delle precipitazioni che dovrebbero cadere in un anno secondo la climatologia del cinquantennio 1961-2010.

Situazioni analoghe, in cui dal nulla siamo passati al troppo, si sono verificate anche in altre aree della Liguria e del Nord come tra Piemonte e Lombardia e in Veneto. Poco insistente, invece, il segnale perturbato in Sardegna e ancor meno in Sicilia, nonché lungo il versante adriatico centro-meridionale: queste regioni si trovano invece ancora a sperare in più passaggi piovosi degni di nota per attenuare la sete. Che si parli quindi degli effetti prolungati di una fase insolitamente anomala sul fronte delle temperature a causa della persistenza di una figura anticiclonica subtropicale o che si parli degli effetti altrettanto prolungati di un periodo favorevole e precipitazioni copiose, stiamo pur sempre osservando due facce della stessa medaglia che si chiama «blocco», vale a dire la predisposizione della dinamica atmosferica a rimanere ingessata e a penalizzare le stesse aree con lo stesso tipo di tempo che, in questo modo, tende ad esaltare le caratteristiche dell'estremizzazione.

Confronto delle cumulate per la Liguria


Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera




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