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CALDO STORICO IN SPAGNA CON RECORD CADUTI IN SUCCESSIONE

Scritto da Andrea Corigliano Venerdì 28 Aprile 2023 19:00

CALDO STORICO IN SPAGNA CON RECORD CADUTI IN SUCCESSIONE

Caldo storico in Spagna, aprile 2023La modellistica numerica ne aveva calcolato le potenzialità e puntualmente ciò che era emerso dai calcoli numerici è diventato realtà. La prima espansione del promontorio nord africano, che ha comportato una trasformazione della colonna troposferica al di sopra della penisola iberica fino a farle assumere caratteristiche pienamente estive, ha causato nella regione un’ondata di caldo che a conti fatti è risultata eccezionale. Ne danno piena dimostrazione le temperature massime che sono state registrate negli ultimi tre giorni sui settori centro-meridionali del Paese, maggiormente esposti al flusso di aria subtropicale che ha portato isoterme a 850 hPa - cioè a circa 1500 metri - fino a 22-23 °C.

La tabella che si può osservare nella prima figura (dati: fonte AEMET - www.aemet.es) mostra alcune delle località spagnole in cui gli effetti dell’ondata di calore ha lasciato il segno in modo davvero pesante. Nella seconda colonna si riportano in sequenza le temperature massime registrate rispettivamente il 25, il 26 e il 27 aprile, nella terza colonna il valore del precedente record di caldo e la data in cui è stato registrato e infine, nella quarta colonna, la climatologia della stazione. Desidero soffermarmi, in modo particolare, nella sequenza dei valori registrati presso Cordoba ed evidenziare quanto segue. Martedì 25 aprile viene registrata una temperatura massima di 35.1 °C: questo valore diventa così il nuovo record di caldo per il mese perché viene battuto il precedente di 34.0 °C risalente all’aprile del 2017.

Sarebbe già un dato significativo avere un nuovo record che batte il precedente di ben +1.1 °C a distanza di appena sei anni, ma l’ondata di caldo decide di schiacciare ancora sull’acceleratore ed il giorno dopo, mercoledì 26 aprile, il nuovo record del giorno prima viene rimpiazzato da un altro record di 36.7 °C. Evidentemente, anche per le ondate di caldo deve valere il detto… «non c’è due senza tre» perché il giorno dopo, giovedì 27 aprile, il record del giorno precedente viene battuto da una nuova temperatura massima da primato di 38.8 °C. In definitiva, quindi, quel record di soli sei anni fa pari a 34.0 °C viene superato di ben 4.8 °C e cioè da un valore che, climatologicamente parlando, è follia pura.



La stessa tipologia di analisi vale grosso modo anche per Huelva e per Granada perché martedì 25 aprile uguagliano il record registrato rispettivamente ventisei e sei anni prima e poi, in sequenza, battono quel record a ripetizione nelle due giornate successive. In generale il superamento in sequenza, per due volte, del record precedente accomuna quasi tutte le località. Viene spontaneo, a questo punto, chiedersi se questo comportamento è una delle tante espressioni del cambiamento climatico. La risposta è che è molto alta la probabilità che lo sia. Perché se è vero che in un pianeta mediamente sempre più caldo, come afferma la comunità scientifica internazionale, le ondate di calore aumentano in frequenza e in intensità, il fatto che sono bastati solo sei anni (cioè un’inezia per i tempi climatici) per far cadere a ripetizione record in sequenza e finire con uno scarto di quasi 5 °C dal record precedente vuol dire che siamo di fronte a un evento che non appartiene minimamente alla zona.

Sono i dati a dirlo. È la climatologia a dirlo. Questo evento si inserisce in un contesto climatico globale che ha fatto prevalere negli ultimi sette giorni i record di freddo (fig. 2, fonte NOAA): si contano per esempio 72 record di temperature massime più alte e 292 record di temperature massime più basse, a dimostrazione che anche in un pianeta mediamente più caldo possono verificarsi anche eventi opposti di portata eccezionale. Il riscaldamento globale non cancella gli eventi freddi, ma li limita in numero: possono quindi esserci delle fasi in cui possono prevalere, ma il segnale dominante resta in modo netto quello «rosso» perché prevalgono nettamente le anomalie positive. Basta infatti ampliare l’orizzonte temporale e per esempio contare i primati di temperatura degli ultimi 365 giorni per scoprire, ad esempio, che in un anno i record di temperature massime più alte sono stati quasi 70.000 e quelli di temperature massime più basse sono state quasi 35.000. I record di temperature minime più alte sono stati invece quasi 75000, contro i 29000 record di temperature minime più basse. I primi sono stati quindi il doppio, i secondi di 2.5 volte superiori e tutti i primati si sono peraltro verificati con una fase ENSO caratterizzata dalla Niña che, apportando un raffreddamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale, ha certamente tenuto un po’ a bada la febbre del pianeta.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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