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MERAVIGLIATI DELLA NORMALITÀ DI UN’ONDATA DI FREDDO E DI UN NORMALE INVERNO ITALICO CON IL «CALDO» INTORNO

Scritto da Andrea Corigliano Domenica 22 Gennaio 2023 00:00

MERAVIGLIATI DELLA NORMALITÀ DI UN’ONDATA DI FREDDO E DI UN NORMALE INVERNO ITALICO CON IL «CALDO» INTORNO

Grafici della temperatura misurata per alcune localitàÈ arrivato un po’ di inverno sull’Italia, portato da un’irruzione di aria fredda proveniente dalle latitudini del nord Atlantico. Però, come spesso accade quando si raccontano al grande pubblico le vicissitudini del tempo, la cronaca non dà il giusto peso ai fatti e così una fase «normalmente» invernale passa quasi per… l’evento del secolo usando tre sostantivi che ben si sposano tra di loro per rendere bene l’idea: gelo, neve e record. Lo abbiamo ribadito più volte anche in sede di analisi che sull’Italia non è in atto alcuna ondata di gelo perché, se così fosse, le città di pianura si troverebbero a battere i denti anche in pieno giorno con temperature oscillanti intorno a 0 °C.

Senza scomodare paroloni, possiamo allora semplicemente dire che sulla nostra penisola è in atto un’ondata di freddo di stampo invernale, tipica delle nostre latitudini, con temperature anche al di sotto delle medie stagionali e nevicate fino a bassa quota sui nostri rilievi appenninici. A scanso di equivoci, aver affermato che è in atto una fase «normalmente» invernale e che l’attuale ondata di freddo è tipica delle nostre latitudini non vuole sminuire la portata dell’evento e quindi affermare che non faccia freddo, ma semplicemente che stiamo attraversando quel dinamismo atmosferico che è parte integrante della definizione di «valori medi climatologici del periodo». Detto in parole più semplici, il clima è quella «linea» per starci un po’ sopra e un po’ sotto e che si costruisce con le fasi più calde del normale alternate ad altre più fredde.

Che faccia quindi un periodo con temperature sotto la norma ci sta e non c’è motivo per gonfiare a tal punto la notizia da far sembrare queste fasi come se fossero fuori dal comune. La «normalità» di questi giorni è ben rappresentata dall’andamento della temperatura nelle principali città italiane di pianura che possiamo vedere nell’immagine allegata, su base dei dati raccolti dalla rete di monitoraggio dell’Aeronautica Militare. Le linee blu e rossa tratteggiate rappresentano le medie climatologiche relative rispettivamente alle temperature minime e massime: detto altrimenti, sono i binari entro i quali normalmente dovrebbe mantenersi la temperatura nel corso del giorno, indicata dalla linea continua.

In molti casi, come al Nord e in alcune aree del Sud peninsulare, si osservano andamenti oscillanti grosso modo intorno a queste due linee, a significare quindi che il campo termico si trova intorno ai valori normali per questo periodo. In altri casi, come sulle regioni centrali e parte di quelle meridionali – isole comprese – si osserva un andamento in cui a temperature massime sotto la media si affiancano temperature minime sopra la media per effetto della copertura nuvolosa: possono esserci casi degni di essere menzionati come Napoli, dove negli ultimi due giorni la temperatura massima è stata sì di 8 e 7 °C invece di 13 °C (5 e 6 °C sotto la media), ma se questa anomalia viene bilanciata da temperature minime che sono in media, alla fine una giornata con circa 3 °C sottomedia rappresenta quella «normalità» che si traduce nell’avere anche periodi in cui si sta un po’ sotto la linea del clima.

Anche la neve sì è fatta vedere, in abbondanza sull’Appennino fino a quote basse: siamo però a gennaio, cioè ci troviamo nel mese in cui la climatologia ci dice che si raggiunge il periodo più freddo dell’anno e che quindi sarebbe normale avere irruzioni di aria artica o polare. Se inserite poi in un contesto ciclonico, proprio come sta avvenendo in questi giorni, queste irruzioni garantiscono le condizioni affinché la neve possa spingersi non solo fino a quote collinari, ma anche in pianura specie al Nord. Sì, anche la neve in Pianura Padana non dovrebbe fare notizia e invece bastano quattro fiocchi e nei casi più fortunati il deposito di un lieve strato di bianco candore per parlare di grandi nevicate, come se poi si misurassero almeno dieci centimetri di accumulo.



Il problema è che non siamo più abituati all’inverno normale. E non lo siamo più perché lo stare sopra la linea del clima sempre più spesso, in modo esagerato e per periodi eccessivamente lunghi ha cambiato il nostro modo di percepire il tempo: abituarsi al caldo comporta, infatti, credere che faccia più freddo quando poi l’arrivo del freddo propone un po’ di sano e normale inverno. A dar mano a questa errata convinzione un’informazione che punta allo scoop e che quindi descrive anche gli eventi di questa stagione con toni catastrofici e apocalittici perché conta solo far girare il contatore dei click. Per fortuna, ci sono i dati a mettere i paletti e a fornire elementi inconfutabili per dare giudizi che siano il più possibile oggettivi.

Per avere un quadro completo dell’evoluzione del tempo inoltre è sempre bene ampliare gli orizzonti e non limitarsi a osservare che cosa succede nel nostro giardino. E allora, se diamo un’occhiata alla distribuzione delle anomalie di temperatura tra l’Oceano Atlantico, l’Europa e il continente africano, osserviamo due particolari interessanti. Il primo conferma che sul Mediterraneo e sul settore centro-occidentale del nostro continente è in atto una normale ondata di freddo di stampo invernale, con i valori di temperatura che sono tra i 2 e i 5 °C al di sotto dei valori climatologici del periodo. L’intensità dell’anomalia è, in pratica, la prova che la massa d’aria che ci sta interessando non apporta condizioni di gelo, ma dinamiche meteorologiche che sono in linea con le fasi invernali delle nostre latitudini. Il secondo particolare, invece, mostra come queste condizioni invernali siano circondate da uno stato dell’atmosfera caratterizzato da temperature superiori alla norma climatologica: dalla Russia europea all’Artico, dall’Oceano Atlantico all’Africa centro-settentrionale, dalla penisola arabica a quella anatolica per finire alla regione balcanica, dominano i colori caldi a testimoniare che su queste aree fa più caldo (o meno freddo) del normale. Una volta tanto, quindi, ci troviamo dalla parte giusta o sbagliata, a seconda dei punti di vista. Dopo aver vissuto l’anno più caldo dal 1800, sotto la quasi costante egemonia dell’anticiclone nord africano, una pausa è una goccia di blu in un dominio di rosso.

Anomalia della temperatura a 2 metri


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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

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