Immagine Meteorologia, Volume 5 - Nubi e precipitazioni
Da professionista, dopo un percorso di studi universitario dedicato alla conoscenza dell’atmosfera e un lavoro che mi ha fatto vestire i panni di docente e... Leggi tutto...

Il VIDEO-METEO del Capitano Sottocorona

Le ultimissime dal Televideo RAI

Anteprima Televideo RAI
Immagine Il Tempo per tutti e Tempo, Vita e Salute - Guido Caroselli
Nato a Roma il 28 Luglio 1946, è Meteorologo, esperto di clima e di ambiente, giornalista.È stato... Leggi tutto...
Immagine Dal cuore dell'Umbria una collaborazione con App, dati e stazioni!
è una realtà ormai consolidata nel panorama meteorologico nazionale. Si tratta infatti di uno dei... Leggi tutto...
Immagine CFS Temp 850hPa Anomaly
Anomalia rispetto alla media climatologica: differenza di temperatura a 850hPa
Immagine Radiosondaggi di Genova (WRF)
Genova e i radiosondaggi previsti dal modello ad alta risoluzione WRF-NMM
Immagine Meteo e Clima in Provincia di Agrigento
La provincia di Agrigento (AG) è un libero consorzio comunale di 445.129 abitanti (nel momento in... Leggi tutto...
Immagine Meteo e Clima in Provincia di Palermo
Ha un'area molto vasta la provincia di Palermo, occupando una porzione notevole del settore... Leggi tutto...

ESTREMI METEO OGGI. RETE LMT

LA VARIABILITÀ METEOROLOGICA, COLONNA PORTANTE DEL NOSTRO TEMPO

Scritto da Andrea Corigliano Domenica 24 Aprile 2022 17:00

LA VARIABILITÀ METEOROLOGICA, COLONNA PORTANTE DEL NOSTRO TEMPO

La variabilità meteorologicaIn Italia non ci sarà mai una perturbazione capace di portare precipitazioni diffuse e democratiche su tutta la penisola. Qualunque sia la direzione di provenienza del sistema frontale, tra l’autunno e la primavera ci saranno sempre delle aree che riceveranno i quantitativi pluviometrici maggiori e altre che invece saranno costrette a raccogliere pochi millimetri o a rimanere completamente all’asciutto.

Per quanto la dinamica atmosferica possa proporre diversi scenari in grado di accompagnare il passaggio di nubi e idrometeore, ci sarà sempre un ostacolo orografico più o meno complesso e sviluppato capace di esaltare e di attenuare la fenomenologia rispettivamente sui versanti sopravvento e sottovento alla catena montuosa. È quindi la morfologia del nostro territorio a dirigere prevalentemente il traffico dei flussi e a decidere dove il cielo può essere più o meno generoso di pioggia o di neve. Le precipitazioni su tutta l’Italia possono quindi essere garantite solo dalla variabilità meteorologica che dovrebbe caratterizzare il tempo delle nostre latitudini.

E quando si parla di variabilità meteorologica, si parla in questo caso della frequenza con cui tendono a riproporsi i regimi meteorologici piovosi che, nel loro insieme, vanno a costruire la nostra climatologia pluviometrica. Trovandoci prevalentemente immersi nel letto delle correnti occidentali, va da sé che dovrebbe essere il flusso atlantico ad avere in mano le redini delle nostre condizioni atmosferiche per la maggior parte dell’anno.

Allo stesso modo, poiché una delle peculiarità della nostra fascia climatica è lo scambio meridiano di calore tra le alte e le basse latitudini che si attua con aria calda che sale verso nord e aria fredda che scende verso sud, non è inusuale imbattersi nella formazione di vaste ondulazioni della corrente a getto che propongono la successione tra ampie creste e ampi cavi d’onda, sedi rispettivamente di aree anticicloniche e di aree cicloniche. La zonalità e la meridianizzazione delle correnti portanti del nostro tempo sono quindi due modalità che ha a disposizione l’atmosfera per far sì che il Mediterraneo centro-occidentale possa diventare un’area ciclogenetica e che una buona parte delle nostre regioni possa così beneficiare delle precipitazioni nascenti da questo tipo di dinamiche molto diverse.



Se la variabilità meteorologica viene meno, questo complesso marchingegno capace di fabbricare nubi e precipitazioni partendo da evoluzioni differenti si inceppa e può arrivare a bloccarsi ripetutamente, anche per lunghi periodi. Per esempio, se viene meno il flusso perturbato occidentale perché la fascia delle alte pressioni subtropicali tende a occupare con maggiore frequenza le nostre latitudini o perché situazioni anticicloniche bloccanti si ripropongono a ruota sull’Europa occidentale assumendo la forma a campana, ad essere penalizzato dall’assenza di precipitazioni è soprattutto il Nord e il versante tirrenico: è stato proprio il caso di questo inverno e della maggior parte di questa stagione primaverile. Se invece a mancare del tutto è la formazione di saccature in allungamento da nord e dirette prevalentemente verso il nostro Centro-Sud, viene meno l’apporto pluviometrico per il versante adriatico che proprio da queste situazioni trae maggiore vantaggio nell’accumulare millimetri su millimetri.

Tra l’autunno e la primavera, l’intreccio tra queste due dinamiche e il loro naturale avvicendamento è, in estrema sintesi, quella variabilità atmosferica che su tempi lunghi dovrebbe mantenersi costante proprio per garantire quella piovosità capace di distribuirsi a fase alterne ora su queste regioni e ora su altre, senza arrivare a penalizzare uno o più settori troppo spesso e/o per periodi lunghi. Il cambiamento del clima è quando queste penalizzazioni diventano ripetitive e quindi frequenti.

Ricordo a tutti i nostri lettori che, su facebook, potete trovarmi anche alla pagina di Meteorologia Andrea Corigliano a questo link. Grazie e buona lettura!

Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera

Stampa