Nella foto a fianco ad esempio un cumulo mediocris in rapidissima evoluzione: si nota come il suo “pennacchio” sia molto più sviluppato di tutti gli altri (si ringraziano Michael Bath e Jimmy Deguara della Australian Severe Weather e Alberto Gobbi per avere esposto la foto nel suo sito).Questo articolo vuole semplicemente mettere in evidenza gli indici di instabilità più utilizzati, con una breve descrizione di ognuno.
Cape per il Nord Italia del 28 marzo 2012 alle ore 17.Possibilità di debole cumulogenesi sulla pedemontana bergamasca e nel biellese
Lifted Index per l’Italia il 28 marzo 2012 alle ore 15
Supercelle: differenzia le HP (High Precipitation) dalle LP (Low Precipitation). Le prime hanno un PW > 1.75 inch (in casi estremi anche superiori a 3.00), mentre le seconde indicativamente < 1.00 inch.
Rischio di alluvione: è abbastanza logico pensare che vaste aree con PW elevati possano presentare rischi di alluvioni, anche estese. Solitamente valori di 2.00-3.00 inch locali possono recare alluvioni lampo, con violentissime precipitazioni a scala locale.
In autunno la differenza tra gli altostrati e i nembostrati la fa anche il PW (in altri termini, la differenza tra pioggia copiosa e pioviggine intermittente)
Grandine: un elevato PW tende a ridurre il volume del chicco; le supercelle classiche spesso sono maggior produttrici di grandine rispetto alle HP.
Fulmini: come è noto, l’acqua è un ottimo conduttore, perciò statisticamente temporali con alto PW sono buoni generatori di fulmini.
Precipitable Water sull’Italia il giorno 28 marzo 2012: notare come le zone azzurre siano più cariche d’acqua rispetto alle verdi, infatti qualora cadesse tutta l’acqua presente in atmosfera le zone azzurre riceverebbero più precipitazioni.
Total Totals per l’Italia il 28 marzo 2012
Un particolare ringraziamento va al fisico meteorologo Jeff Haby, per essere gran parte della fonte dei miei dati.
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