Mentre molti siti meteo si distraggono guardando il termometro fuori dalla finestra o le brevi ondate di freddo polare, i dati che arrivano dai sensori oceanici globali (Climate Reanalyzer) stanno lanciando un allarme silenzioso ma assordante. La linea rossa del 2026 ha già agganciato quella del 2025.
Siamo solo a marzo, eppure la temperatura superficiale degli oceani sta già viaggiando sui livelli record dell'anno scorso. Questo non è solo un dato statistico: è il "carburante" per quello che potrebbe essere un autunno/inverno 2026/27 da primato assoluto.
Guardando i grafici SST (Sea Surface Temperature), la situazione è chiara: nonostante la debole La Niña che avrebbe dovuto "raffreddare" il pianeta, l'oceano globale non ha mai scaricato il calore accumulato nel biennio precedente. Aver già raggiunto i livelli record dell'anno scorso senza avere ancora un motore termico attivo come El Niño significa che il Global Warming antropico sta spingendo più forte della variabilità naturale.
Gli oceani sono la memoria termica della Terra e, se partiamo con una base così alta in primavera, il sistema non ha tempo di raffreddarsi prima della prossima stagione calda.
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