Il pianeta sta tirando bruscamente il freno a mano e i dati della temperatura globale descrivono un tracollo che ha dell'incredibile per rapidità e violenza. Se solo il 7 gennaio scorso l'anomalia termica globale toccava un picco di +1.1°C, oggi ci ritroviamo a +0.56°C rispetto alla media 1979-2000. Parliamo di una perdita di oltre mezzo grado di anomalia in appena tre settimane, un segnale che evidenzia come un radicale cambio di pattern atmosferico possa, in un tempo brevissimo, stravolgere l'assetto termico mondiale. Questo raffreddamento lampo non è un caso isolato, ma la conseguenza diretta del collasso del Vortice Polare troposferico, un processo che ha trasformato la circolazione mondiale da un flusso ordinato a una trottola impazzita.
Tutto parte dal crollo del Momento Angolare sceso con persistenza su valori ampiamente negativi. È la firma di un'atmosfera che ha smesso di correre da Ovest verso Est. Quando i venti zonali si indeboliscono così drasticamente, la "cella di contenimento" del freddo Artico svanisce, lasciando spazio a scambi meridiani violentissimi. L'indice AO (Arctic Oscillation), sprofondato a un valore di -5 sigma, è la prova regina di questo cedimento strutturale. Con il VP collassato, il gelo non è più confinato alle alte latitudini ma viene letteralmente rovesciato verso Sud, investendo con una tempistica perfetta gli Stati Uniti — dove oltre 230 milioni di persone sono state poste sotto allerta per temperature fino a 30 gradi sotto la media — e le vaste pianure della Russia siberiana, dove il termometro è sprofondato su valori storici e ci sono state nevicate incredibilmente abbondanti.
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