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VORTICE POLARE AL BIVIO TRA FINE GENNAIO E FEBBRAIO 2026

VORTICE POLARE AL BIVIO TRA FINE GENNAIO E FEBBRAIO 2026

Vortice Polare Stratosferico - Stratwarming 2026*ATTENZIONE: Questa è un'analisi indipendente del Fondatore di CSCTmeteo Filippo Casciani e non è collegata alla "Proiezione Invernale OPI (October Pattern Index)". La Proiezione OPI verrà riesaminata a consuntivo e cioè a Stagione Invernale conclusa*

L'evoluzione sinottica per la terza decade di Gennaio e l'incipit di Febbraio 2026 si configura come un case study di estremo interesse per la comprensione delle dinamiche di accoppiamento Stratosfera-Troposfera (S-T Coupling) in presenza di forzanti tropicali contrastanti. L'analisi dei flussi di momento angolare e della vorticità potenziale evidenzia una marcata dicotomia tra i piani isentropici superiori e il boundary layer Troposferico, suggerendo che la prevista ripresa zonale potrebbe essere meno lineare di quanto ipotizzato dalla modellistica deterministica.

Accelerazione venti zonali a 10hPa


L'aggiornamento del diagramma di fase del Global Wind Oscillation mostra un'evoluzione diversa rispetto alle corse precedenti. La traiettoria media abbandona le fasi di minimo momento per transitare nella Fase 4 nell'intervallo +14/+21 giorni (fine Gennaio):

Diagramma di fase Global Wind Oscillation


La Fase 4 corrisponde tipicamente a un aumento del Torque positivo e a un'accelerazione dei venti zonali, spesso associata a un'estensione del Getto Pacifico. Sebbene questo transito indichi un tentativo dell'atmosfera di recuperare zonalità, la magnitudo appare contenuta e tende a "collassare" verso il cerchio unitario (neutralità) o a virare debolmente verso le fasi successive. Questo suggerisce che l'iniezione di momento angolare, pur presente, potrebbe non essere sufficientemente robusta per sostenere una zonalità duratura, specialmente se contrastata da altri feedback negativi.

A questo punto torniamo ad analizzare il grafico degli ZW di ECMWF che mostra un pattern molto specifico. Dopo l'accelerazione fino a circa 48 m/s prevista per il 24 Gennaio (coerente con l'impulso del GWO), la curva media non mostra un collasso improvviso, bensì una discesa graduale e progressiva. Il Vortice Polare Stratosferico recupera vigore, ma la successiva lenta diminuzione della velocità zonale indica che il vortice fatica a stabilizzarsi su un assetto "Strong". Questa discesa lenta è più insidiosa di un crollo immediato. Essa mantiene attiva una "frizione" costante tra l'alto (che spinge verso est) e il basso (bloccato). Invece di una fase zonale immediata, questo lento decadimento favorisce l'erosione progressiva dell'Alta Pressione Russo-Siberiana, un processo che paradossalmente può innescare moti retrogradi secondari prima che la zonalità riesca a imporsi definitivamente o prima che, viceversa, possano riattivarsi i flussi di calore fino a generare uno Stratwarming.



Nonostante i tentativi di ripresa zonale, l'indice AO (Arctic Oscillation) proietta un crollo verso valori di -2 circa. Questo è il punto di rottura del sistema (Decoupling). La Troposfera Polare è talmente satura di geopotenziali positivi (High Pressure) che l'impulso zonale proveniente dall'alto rischia di "rimbalzare" o infrangersi contro il blocco Russo-Siberiano:

Estensione dello Snowcover in Europa


La Fase 4 del GWO e il picco Stratosferico cercheranno di imporre una circolazione occidentale tesa. La discesa graduale (e non netta) dei venti stratosferici non fornirà l'energia sufficiente per vincere l'inerzia dell'AO negativa. Il flusso Atlantico, impattando contro il blocco, subirà uno stretching, ondulandosi marcatamente:

Braccio di ferro tra Vortice Polare e gelo Russo-Siberiano


È probabile che il Vortice Polare riesca solo a erodere parzialmente il blocco orientale. Il lobo Siberiano, sotto la spinta di questa erosione, potrebbe scivolare verso l'Europa centro-meridionale (Italia inclusa) sfruttando il gap temporale in cui la stratosfera rallenta gradualmente, lasciando la troposfera ancora libera di manovrare in senso antizonale. L'impulso zonale quindi c'è, ma deve fare i conti con un'isteresi barica formidabile. La gradualità del calo dei venti a 10hPa suggerisce una transizione lenta e combattuta, ideale per episodi di maltempo invernale crudo derivanti dallo scontro tra masse d'aria di natura opposta, piuttosto che un rapido avvento della Primavera anticipata. Come sottolineato nei precedenti articoli, continuo a valutare l'ipotesi che questo "braccio di ferro" possa sfociare in un Sudden Stratospheric Warming (SSW), dinamica che potrebbe prendere corpo nel caso in cui l'eventuale blocco vada in risonanza.

Per gentile concessione: www.csctmeteo.it

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