Come è già stato osservato in precedenti analisi, parlare di singole ondate di calore quando non si registra una pausa significativa tra l'una e l'altra rischia di sminuire la portata della fase meteorologica attraversata da maggio 2026. È pur vero che si sono distintamente osservate tutte le pulsazioni del promontorio nord africano, ciascuna capace di innescare periodi anche eccessivamente più caldi del normale, ma tra una pulsazione e l'altra non c'è mai stato un cambio di circolazione tale da prosciugare, almeno in parte, l'eredità lasciata dalle masse d'aria di matrice subtropicale. A tal proposito, vale la pena osservare l'andamento della temperatura media giornaliera in quattro città italiane prese a campione: Milano per il Nord, Perugia per il Centro, Potenza per il Sud e Cagliari per le Isole. Confrontando i valori registrati quotidianamente con la climatologia di riferimento indicata dalla linea nera in grassetto, si possono notare i periodi più caldi (in rosso) e più freddi (in azzurro). Tenendo conto di questa legenda si può quindi affermare che, dopo una breve fase più fresca a inizio stagione – che ha fatto registrare temperature anche significativamente inferiori alla media per uno o due giorni – il segnale atmosferico è rimasto sempre improntato a una persistente egemonia delle correnti subtropicali, capace di plasmare diverse fasi molto più calde del normale, susseguitesi l'una all'altra senza soluzione di continuità.
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