L’assenza dell’Anticiclone delle Azzorre nel condizionare il nostro tempo estivo diventa evidente soprattutto nelle evoluzioni del tempo che vedono l’avvicendamento tra il promontorio nord africano e aria più fresca di origine atlantica.Perché quel campo anticiclonico che dovrebbe espandersi dalle isole da cui prende il nome svolge, per le nostre latitudini, il ruolo di paciere tra due masse d’aria dalle caratteristiche diametralmente opposte: quella molto calda che nasce sul deserto sahariano e quella più fresca proveniente dalle latitudini settentrionali marittime, di origine polare o artica.Due masse d’aria potenzialmente in grado di creare accesi contrasti vengono tenute a debita distanza se, tra di esse, si interpone proprio quell’anticiclone atlantico che è diventato ormai poco frequente nel corso del trimestre estivo. Di conseguenza, nel momento in cui aria molto calda avanza verso il Mediterraneo e l’Europa a seguito dell’espansione del promontorio subtropicale sappiamo anche che, nella maggioranza dei casi, quel calore che andrà accumulandosi e che prima misureremo in termini di temperature anche estreme – comprese tra 40 e 45 °C con picchi anche superiori proprio come sta accadendo in questi giorni al Sud e sulle due Isole Maggiori – diventerà poi energia che misureremo in joule e che ci dirà quanta ne avrà a disposizione una massa d’aria di un chilogrammo per salire, invorticarsi, formare cumulonembi da cui poi possono cadere chicchi di grandine aventi diametri anche di 8-10 centimetri, come è accaduto ancora una volta nelle prime ore dell’alba di oggi, nel reggiano.
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