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Satelliti programma Modis. Italia. Canale: VIS (visibile)
Italia canale visibile, satellite Terra (Modis-Nasa, rielaborazione Meteociel). Aggiornamento tra le 14 e le 16 Italia canale... Leggi tutto...
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DUE VOLTI DELLA STESSA MEDAGLIA: ECCO LE DUE FIRME DEL PROMONTORIO NORD AFRICANO

Mappa temperature Sardegna e tabella updraft con grandine a Reggiolo L’assenza dell’Anticiclone delle Azzorre nel condizionare il nostro tempo estivo diventa evidente soprattutto nelle evoluzioni del tempo che vedono l’avvicendamento tra il promontorio nord africano e aria più fresca di origine atlantica.

Perché quel campo anticiclonico che dovrebbe espandersi dalle isole da cui prende il nome svolge, per le nostre latitudini, il ruolo di paciere tra due masse d’aria dalle caratteristiche diametralmente opposte: quella molto calda che nasce sul deserto sahariano e quella più fresca proveniente dalle latitudini settentrionali marittime, di origine polare o artica.

Due masse d’aria potenzialmente in grado di creare accesi contrasti vengono tenute a debita distanza se, tra di esse, si interpone proprio quell’anticiclone atlantico che è diventato ormai poco frequente nel corso del trimestre estivo.

Di conseguenza, nel momento in cui aria molto calda avanza verso il Mediterraneo e l’Europa a seguito dell’espansione del promontorio subtropicale sappiamo anche che, nella maggioranza dei casi, quel calore che andrà accumulandosi e che prima misureremo in termini di temperature anche estreme – comprese tra 40 e 45 °C con picchi anche superiori proprio come sta accadendo in questi giorni al Sud e sulle due Isole Maggiori – diventerà poi energia che misureremo in joule e che ci dirà quanta ne avrà a disposizione una massa d’aria di un chilogrammo per salire, invorticarsi, formare cumulonembi da cui poi possono cadere chicchi di grandine aventi diametri anche di 8-10 centimetri, come è accaduto ancora una volta nelle prime ore dell’alba di oggi, nel reggiano.




Purtroppo, questo, è un “difetto” dell’atmosfera, se così vogliamo chiamarlo se giudichiamo (erroneamente) il suo comportamento dal nostro punto di vista. In particolari condizioni, infatti, quell’energia accumulata e schiacciata nei bassi strati dai moti subsidenti del campo anticiclonico salta come una molla e viene rilasciata senza che si abbia la possibilità di frazionarla nel tempo per rendere le conseguenze della conversione meno violente. Se quell’energia fosse un palloncino pieno d’aria dalle pareti rigide e tese in procinto di scoppiare, basta uno sfregamento per sentire il botto: allo stesso modo, abbiamo visto nei giorni scorsi come sia bastato il transito in quota di aria relativamente più fresca per avere la formazione di temporali anche rovinosi, portatori di fenomeni estremi con grandinate anche di ragguardevoli dimensioni: basti per esempio pensare che, parlando proprio in termini di calore convertito in energia, per vedere chicchi di grandine fino a 8-10 centimetri di diametro vuol dire che le correnti ascensionali del temporale che hanno permesso al chicco di ingrandirsi così tanto salivano a velocità comprese tra 130 e 150 km/h (fonte NOAA).

Ecco, l’aria calda subtropicale è capace di tutto questo. È capace di accumulare una quantità enorme di energia come calore sensibile e come calore latente perché, per la legge di Clausius-Clapeyron che dovrebbe essere conosciuta come l’alfabeto, più una massa d’aria è calda e più è in grado di incamerare vapore acqueo: quel senso di afa opprimente che avvertiamo è una testimonianza diretta di questa legge. Questo è il promontorio nord africano: ce ne accorgiamo sia quando arriva, sia quando se ne va.

Ricordo a tutti i nostri lettori che mi potete trovare anche su Facebook. Grazie e buona lettura!

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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera