SE ESISTESSE UN PIANETA B…
SE ESISTESSE UN PIANETA B…
Sogno di svegliarmi al mattino, di accendere la televisione e di sapere che è stato scoperto un pianeta gemello con la Terra che è uscito dalla sua ultima era glaciale e che presenta la stessa concentrazione dei gas serra terrestri, ma con l’anidride carbonica a 300 ppm. Sogno che ci sia la possibilità di andarci a vivere e che l’accesso sia consentito solo a coloro che si impegnano a mettere in pratica tutti gli accorgimenti necessari per mantenere inalterato l’equilibrio energetico terra-atmosfera, in modo che sia permesso lo sviluppo della vita per come lo hanno conosciuto i nostri nonni e i nostri bisnonni: basta sgarrare e si ritorna alla Terra originaria, dove la concentrazione di anidride carbonica è arrivata a 430 ppm e la temperatura media del pianeta è aumentata di 1.5 °C in 150 anni, segnando così il più veloce cambiamento del clima che si sia mai verificato: un problema di accelerazione troppo rapida rispetto ai tempi di evoluzione terrestri che sembra difficile da capire e che va ben oltre l’affermazione che il clima è sempre cambiato.
In questo pianeta B gli abitanti sono coscienti che le risorse disponibili sono limitate e che non si può spremere all’infinito la casa comune per fare gli interessi di pochi. In questo pianeta B gli abitanti non commettono l’errore di bruciare i combustibili fossili, responsabili della deriva della concentrazione di gas climalteranti che hanno causato quel cambiamento climatico da cui sono scappati dopo aver avuto una seconda possibilità di vivere su un pianeta gemello: al contrario, utilizzano fonti rinnovabili. In questa Terra di seconda generazione gli abitanti sono consapevoli che il clima è il pilastro su cui si basa lo sviluppo dell’economia, delle infrastrutture e dell’agricoltura di un paese perché se ogni angolo del pianeta si è evoluto fin dove è arrivato è perché è stato il clima a plasmare le caratteristiche di ciascun popolo e di ciascuna società. In questo pianeta B gli abitanti hanno fiducia nella scienza, sanno ascoltare la voce degli scienziati e la classe politica guarda al futuro con progetti lungimiranti atti a tutelare il mantenimento dell’equilibrio energetico necessario all’atmosfera affinché il clima del pianeta cambi solo seguendo i propri cicli naturali.
Poi mi sveglio e capisco che tutto questo era solo un bellissimo sogno. E allora vedo che quel cambiamento climatico continua a galoppare, che gli schemi della circolazione atmosferica dove vivo sono cambiati, che l’Anticiclone delle Azzorre è un ricordo come la neve in Pianura Padana, che le onde di calore sono diventate più intense e più frequenti e che i fenomeni estremi sono aumentati. Convivo con persone che deridono gli scienziati, che non comprendono che la scienza si fa con i numeri e non con le frasi vuote tipo che è normale che d’estate faccia caldo. Convivo con persone che gridano al terrorismo se le mappe di previsione sono troppo rosse e che contestano le affermazioni dei climatologi con un ritaglio di giornale in cui si riporta che anche a Milano, nel 1967, si sono registrati 42 °C.
Ascolto poi politici che parlano alla pancia delle persone, a cui dicono ciò che vogliono sentirsi dire perché la realtà è dura da accettare e non porta né voti e né consensi. Ascolto politici che di fronte alla tragedia della Marmolada affermano che i libri di storia ci dicono che il clima è sempre cambiato e che non è perché un giornalista sgasa con il SUV se siamo arrivati a questa tragedia. Ascolto politici che di fronte all’aumento delle temperature affermano che non moriremo, che ci abitueremo e che vivremo come ai Caraibi.
E allora penso che bisogna continuare a fare cultura e a far capire, innanzitutto, che la scienza non appartiene ad alcun schieramento politico. La scienza parla con i numeri e 1+1 porta allo stesso risultato a destra, come a sinistra.
Ricordo a tutti i nostri lettori che mi potete trovare anche su Facebook. Grazie e buona lettura!
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Andrea Corigliano, fisico dell'atmosfera








