LE ONDATE DI GELO E L'IRONIA SUL RISCALDAMENTO GLOBALE
LE ONDATE DI GELO E L'IRONIA SUL RISCALDAMENTO GLOBALE
È sempre la stessa storia. Tutte le volte in cui sul Nord America si verifica un'ondata di gelo, il Presidente degli Stati Uniti ironizza sul fenomeno del riscaldamento globale chiedendo dove sia finito. Se volessimo rispondere per le rime rimanendo sullo stesso livello di conoscenza sull'argomento potremmo dire il global warming è traslocato su buona parte del Canada e sugli stati centro occidentali americani dove, in questi giorni, si registrano temperature fino a 12-18 °C sopra la media del periodo mentre in Florida si toccano temperature minime intorno a 0 °C. Oppure potremmo anche rispondere dicendo che il fenomeno ha fatto tappa in Australia, dal momento che nell'ultima decade di gennaio nella parte sud-orientale del Paese sono stati registrati, per la prima volta dall'inizio delle misurazioni, i 50 °C ad Andamooka e a Marree. Le valutazioni sull'andamento del clima, però, non si conducono in questo modo perché, come bisognerebbe sapere, la climatologia è la statistica applicata ai dati registrati su periodi lunghi almeno trent'anni, secondo una convenzione dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale.
Allora, come nessun docente si permetterebbe di dare dell'asino a uno studente che prende un quattro nell'ultima verifica dell'anno dopo una brillante carriera scolastica che presenta la media del nove in tutte le materie, non dovrebbe essere difficile comprendere che il verificarsi di un'ondata di gelo – che avvenga sul Nord America o sull'Europa orientale – non va ad annullare un processo di riscaldamento che dura ormai da diversi decenni e che ha subìto una netta accelerazione a partire dagli Anni Duemila. È questione di comprensione delle scale spazio-temporali dei fenomeni in cui entrano in gioco la variabilità meteorologica e la variabilità climatica. La prima è un'oscillazione dei cambiamenti delle condizioni dello stato del tempo che osserviamo giorno dopo giorno e settimana dopo settimana; la seconda invece è un'oscillazione che ci permette di constatare per esempio se un anno è più caldo o più freddo del precedente ma con la differenza che a questa variabilità interannuale si sovrappone un segnale di lungo periodo che, a scala globale, ci informa che il pianeta Terra si è surriscaldato seppur in modo non omogeneo perché, come è noto ormai da tempo, ci sono aree in cui questo surriscaldamento è stato più accentuato (come sulle regioni artiche) e altre in cui la temperatura media è cresciuta meno velocemente.
Il cambiamento climatico si concretizza proprio in questo segnale su lungo periodo, come se fosse quindi la brillante carriera scolastica dello studente che alla fine dell'anno ha la media del nove su tutte le materie e certamente un quattro preso all'ultima verifica non va a intaccare minimamente la sua bravura. Non è difficile comprenderlo. Un altro segnale che mostra poi l'accelerazione del processo di riscaldamento è l'aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore nel corso degli anni. Restando per esempio in Australia, si può per esempio osservare come sia aumentato il numero di giorni in cui è stata raggiunta una temperatura massima uguale o superiore ai 45 °C nella città di Ceduna: nel mese di gennaio appena terminato si sono contati tre casi che salgono a 37 se consideriamo gli ultimi dieci anni, rispetto ai precedenti 35 casi che si spalmano però in quasi settant'anni, dal 1939 al 2005. Ecco, questo è un altro segnale di un pianeta mediamente più caldo. E di situazioni analoghe ce ne sono a bizzeffe sparse in tutto il mondo, anche se da qualche parte le ondate di gelo in inverno continuano a verificarsi. Qualcuno lo spieghi al Presidente.
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