Il bradisismo è il lento movimento verticale del suolo che, a intervalli, solleva o abbassa il terreno di alcuni centimetri all'anno. Nei Campi Flegrei, l'ampia area vulcanica alle porte di Napoli che comprende Pozzuoli, Bacoli e parte della città partenopea, questo fenomeno è la causa dei terremoti che si registrano periodicamente nella zona. Non nascono da una faglia che scorre lentamente, come nei terremoti "classici", ma dalle tensioni che il sollevamento del suolo accumula nelle rocce, fino a romperle. Il meccanismo si può immaginare come un pallone che si gonfia molto lentamente: sotto la caldera flegrea si muovono fluidi caldi, vapore e gas che risalgono da un serbatoio magmatico profondo alcuni chilometri, e questa spinta fa sollevare il terreno in superficie. Quando la roccia non riesce più ad assecondare la deformazione, si frattura e genera uno sciame di piccole scosse, spesso per giorni o settimane consecutive, fino a quando la pressione non si scarica.Il fenomeno non è una novità per l'area. Già negli anni '70 e negli anni '80 i Campi Flegrei hanno vissuto due crisi bradisismiche, con un sollevamento complessivo di circa 3,5 metri registrato nella zona di Pozzuoli. Dopo ogni crisi il suolo si è in parte riabbassato, ma senza mai tornare ai livelli di partenza: è una caratteristica tipica di queste caldere, che accumulano nel tempo un sollevamento netto. Dal 2005 è in corso una nuova fase di sollevamento, tuttora attiva. Secondo i dati dell'Osservatorio Vesuviano-INGV, il suolo nella zona del Rione Terra di Pozzuoli si è alzato di oltre un metro e mezzo rispetto all'inizio della crisi. Dal 2018-2019 il ritmo è aumentato sensibilmente, insieme alla frequenza e all'intensità dei terremoti: dal 2023 si sono registrati diversi eventi di magnitudo pari o superiore a 4, culminati nell'estate 2026 con la scossa più forte degli ultimi 40 anni, seguita da uno sciame di centinaia di repliche minori.
Per capire se la situazione stia davvero peggiorando, gli esperti dell'INGV non guardano solo al numero di terremoti, ma monitorano costantemente tre parametri chiave: la velocità di sollevamento del suolo, il flusso di anidride carbonica emesso dal terreno e la profondità stimata del magma. Finché questi valori restano stabili — come confermato anche dopo gli eventi sismici più recenti — non ci sono segnali che indichino un'evoluzione verso un'eruzione. Più terremoti, quindi, non equivale automaticamente a più rischio vulcanico: sono soprattutto il sintomo di un processo che l'area vive ormai da vent'anni. Un altro elemento utile a capire il fenomeno è il Serapeo di Pozzuoli, l'antico mercato romano diventato il simbolo del bradisismo: le sue colonne marmoree portano ancora i fori scavati da molluschi marini, segno che in epoca storica erano state sommerse dal mare per effetto di un abbassamento del suolo, poi risalito nei secoli successivi. È la prova più visibile di quanto questo territorio si muova nel tempo. Proprio per questo motivo, i Campi Flegrei restano una delle aree più sorvegliate d'Italia: reti di sensori GPS, sismometri e stazioni che misurano i gas in tempo reale permettono di seguire l'evoluzione del bradisismo giorno per giorno. È un monitoraggio capillare, che consente di distinguere le fasi di attività "ordinaria" — per quanto a volte intense, come quella recente — da eventuali segnali di allarme reale, e che continuerà ad accompagnare la vita di questo territorio ancora per anni. Fonti: ANSA, ANSA Scienza, Osservatorio Vesuviano - INGV. Immagini: Osservatorio Vesuviano - INGV.
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