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Il grande freddo del Dicembre 1996: anomalia, ciclicità o tendenza?

Il grande freddo del Dicembre 1996: anomalia, ciclicità o tendenza?

L'aria gelida giunta sull'Italia il 27 Dicembre 1996Una morsa di gelo ha bloccato l’Italia settentrionale al finire del ‘96 con valori intorno a -10°C in pianura ed a -30°C in montagna.

Acqua alta, oltre un metro sul livello del mare, a Venezia. Tanta neve al centro Italia, da Arezzo a Roma Nord.

Grande freddo anche sul resto dell’Europa centro-settentrionale e nell'America del Nord. Con uno sguardo alle cause meteorologiche ed uno alla climatologia, quanto si può parlare di anomalia e di ciclicità?

Dopo le emergenze alluvionali dell’autunno precedenti, dopo allagamenti in vaste zone di pianura, frane e smottamenti in montagna e acque perennemente al disopra del metro sul medio-mare a Venezia, venti freddissimi dal giorno di S. Stefano hanno incominciato a soffiare sulle nostre regioni, direttamente dalle lontane terre siberiane (la figura a fianco evidenzia le isoterme a 850hPa).

Dopo alcuni inverni piuttosto miti, se non addirittura caldi, una brusca inversione di tendenza, con neve, ghiaccio e temperatura in picchiata sotto lo zero termico (-30°C a Livigno in Valtellina, -20°C ad Asiago, ma anche -10°C e più in molte zone di pianura nell’Italia del Nord e lungo gran parte del versante Adriatico), con gravi disagi in molte regioni, particolarmente in Liguria e nelle Marche.


Come detto, il grande freddo però non ha investito solo l’Italia, bensì ha coinvolto anche la Germania (-20°C a Berlino) e la Francia (-14°C a Parigi), mentre proprio in quegli stessi giorni una nuova situazione di intenso gelo si è proposta in vaste zone degli Stati Uniti occidentali mentre negli stati orientali si verificavano gravi alluvioni.

C’è chi si è subito premurato di informarci (la notizia è stata diffusa proprio nei giorni del grande freddo) che stiamo per entrare in una piccola glaciazione e che per gli Stati Uniti in particolare si prevedono almeno vent'anni di inverni polari, anche se non sarà certo risparmiato dal freddo evento il nostro continente.

La causa, almeno per quanto riguarda l’America del Nord sembrerebbe da ricercarsi in un significativo riscaldamento presente nelle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale che, nella stagione invernale, favorirebbe una maggiore intensificazione ed espansione in senso meridiano del campo anticiclonico presente su quel mare.

Una siffatta modificazione barica stagionale, intervenendo sugli assetti circolatori a grande scala, convoglierebbe appunto correnti aeree dalle regioni artiche sul territorio degli Stati Uniti durante il periodo invernale (lo schema circolatorio responsabile risulterebbe del tipo di quello realizzato in figura). Anche se una tale ipotesi in realtà non si è verificata [in Italia l'ultimo intenso episodio gelido-nevoso è del Febbraio 2012...] è certo che negli inverni degli ultimi decenni l’America del Nord ha subito più volte condizioni climatiche inusuali, con interi Stati alla mercé di impressionanti quantità di neve e di ghiaccio.

Circolazione atmosferica che favorisce discese gelide verso gli Stati UnitiPer quanto riguarda l’Europa mediterranea e quindi l’Italia si può dire che situazioni di grande gelo sono da collegarsi con gli assetti che vengono assunti nei mesi invernali da due grandi anticicloni: quello Russo-Siberiano, di origine termica, in grado di convogliare sulle nostre regioni masse d’aria continentali molto fredde attraverso i venti orientali della bassa Troposfera e quello Atlantico, di origine dinamica. Quest’ultimo, se riesce ad assumere una configurazione molto sviluppata in senso meridiano (non frequente in verità) è in grado di mettere in movimento masse d’aria artica attraverso i venti settentrionali delle quote più alte. Se per il Nord America c’è quindi chi ritiene possibile qualche importante modificazione in atto nella grande circolazione invernale (è convinzione radicata che gli oceani abbiano un ruolo molto importante nelle possibili modificazioni climatiche), nulla di simile sembra allo stato attuale ipotizzabile sull’Atlantico, almeno per quanto concerne i grandi freddi europei. Va comunque detto che attualmente la ricerca delle cause che determinano il clima su grande scala è in gran parte orientata proprio verso il ruolo che il complesso sistema termodinamico terra-oceano-atmosfera può avere sulle modificazioni della circolazione atmosferica generale.


Le anomalie del clima, che da sempre si susseguono con maggiore o minore persistenza ed intensità, potrebbero in certi casi trovare riscontro con l’esistenza di cicli ricorrenti con una certa periodicità (c’è chi pensa ad esempio a cicli della durata di 15-20 anni) ma anche, nell'epoca più recente, con modificazione in atto nell'atmosfera conseguenti al crescente impatto operato dall'inquinamento ambientale. In questo secondo caso la maggior parte degli studiosi sarebbe però concorde nel ritenere possibile un progressivo innalzamento della temperatura media a scala globale, che male si concilierebbe con ipotetiche glaciazioni, seppure "piccole", come è stato annunciato [sebbene per l'Europa sarebbe possibile un'interruzione della Corrente del Golfo, proprio a causa dell'addolcimento dei mari nordici, per lo scioglimento dei ghiacci artici causato dal suddetto riscaldamento...]. Stabilire se il clima della Terra stia cambiando (si modifichi) è comunque cosa tutt'altro che semplice, dal momento che a complicare indagini in tal senso, oltre ai legittimi dubbi che possono sorgere sul ricorrere o meno di cicli climatici di vario periodo, che comunque andrebbero accertati, intervengono anche ulteriori difficoltà, quali:l’influenza del procedimento di analisi sui risultati (l’uso di medie trentennali ad esempio costituisce un buon filtro per esaminare variazioni secolari, ma elimina o falsa fluttuazioni di minore periodo);l’eterogeneità delle misure, che rende difficile separare cause reali di variazione da cause apparenti (errori strumentali, modifiche ambientali locali, formule utilizzate per il calcolo delle medie ecc…).

L’evento meteorologico

L’improvviso afflusso sull'Italia del Nord e versante adriatico centro-settentrionale di aria gelida proveniente dalle regioni artiche si è attuato fra i giorni 26-27 Dicembre ed è stato all'origine di una consistente flessione del campo termico che, fino a quella data, si era mantenuto decisamente al di sopra dei valori medi stagionali. Alle masse d’aria preesistenti, generalmente di origine marittima e provenienti dall'Atlantico o dal Mediterraneo, si è improvvisamente sostituita aria artica di origine continentale molto fredda che ad esempio nel territorio dell’Emilia-Romagna ha determinato flessioni nelle temperature minime di 4-8°C in pianura e di 6-9°C in montagna nelle 24-48 ore successive l’arrivo delle correnti artiche. Il persistere dei flussi aerei da tali regioni ha contribuito all'ulteriore progressivo abbassamento termico, fino a portare le temperature minime di pianura in prossimità dei -10°C nel periodo 29-31 Dicembre, come si può rilevare osservando i dati proposti in tabella 3, che riporta la variazione delle Tmin nelle 24-48 ore successive l’arrivo di aria artica e valori raggiunti dalla Tmin assoluta.

Località

Variazione Tmin
(°C)

Tmin assoluta
(°C)

Data evento

Piacenza

-5.8

-9.8

29.12.1996

Parma

-6.5

-11.0

30.12.1996

Rolo (RE)

-5.5

-8.0

30.12.1996

Finale Est (MO)

-3.6

-7.5

29.12.1996

Bologna

-5.6

-7.9

30.12.1996

Molinella (BO)

-3.7

-8.6

30.12.1996

Forlì

-4.7

-11.0

30.12.1996

Rimini

-8.2

-11.3

31.12.1996

Cervia (RA)

-6.4

-10.7

30.12.1996

P. Marina (RA)

-8.4

-9.5

30.12.1996

L. Volano (FE)

-4.6

-10.5

30.12.1996

Argenta (FE)

-5.2

-10.3

30.12.1996

Ferrara

-5.0

-10.1

30.12.1996

P. Cisa (PR)

-6.2

-13.0

30.12.1996

M. Cimone (MO)

-8.8

-19.4

27.12.1996

La situazione sinottica

Dopo un periodo caratterizzato prevalentemente da tempo Sud-occidentale, regolato dalla presenza di una depressione con minimo ad Ovest della Spagna in graduale e lento spostamento verso il Tirreno ed il Mare Egeo, ad iniziare dal giorno 26 Dicembre hanno incominciato ad affluire sull’Italia correnti molto fredde da levante per l’estensione dell’anticiclone Est-europeo verso i Balcani meridionali. Mentre in quota l’estensione dell’anticiclone atlantico verso le regioni artiche ha attivato correnti molto fredde che, attraverso la Francia, hanno raggiunto il Mediterraneo occidentale, al suolo sono affluite sull’Adriatico centro-settentrionale masse d’aria gelide provenienti dalla Siberia. Dall’andamento delle isoterme che compaiono sulle Topografie Assolute di 850 e 500 hPa è possibile seguire l’arrivo sull’Italia dell’aria continentale molto fredda in corrispondenza al giorno 27 e verificare la sua permanenza ancora in atto sull'alto Adriatico in corrispondenza al giorno 30 Dicembre. Nella successiva situazione del giorno 2 Gennaio appare evidente l’arretramento ormai avvenuto dell’aria fredda verso latitudini più settentrionali e la sua sostituzione con aria decisamente più temperata proveniente dal Mediterraneo. Resta da notare la presenza di una circolazione depressionaria in prossimità dello Ionio, che ha preservato le estreme regioni meridionali dall'ondata del grande freddo, confinando i gelidi venti orientali sulle regioni più settentrionali. Nella tabella che segue a confronto le temperature minime assolute della 3° decade di Dicembre (anni '90, anno 1996, serie storica climatologica 1954-1978).

Tmin assoluta (°C) - Dicembre terza decade

Località

Serie storica anni90

Anno 1996

Clima


TnA 90

TnA 91

TnA 92

TnA 93

TnA 94

TnA 95

TnA

TnA

Piacenza

-3.8

-5.8

-7.4

-5.0

-2.4

-1.8

-9.8

-13.8

Parma

-7.2

-4.5

-8.7

-6.6

-4.7

-2.6

-11.0

-13.8

Bologna

-6.6

-4.2

-5.0

-2.2

-1.1

-1.5

-7.9

-12.4

Ferrara

-3.5

-4.7

-5.1

-4.1

-1.5

-1.5

-10.1

-7.8

Ravenna

-2.6

-2.0

-3.0

-2.0

-0.8

-0.4

-9.5

-6.6

Rimini

-4.3

-3.2

-3.9

-4.5

-4.4

-1.0

-11.3

-7.3

Forlì

-6.0

-5.0

-5.0

-4.0

-3.0

-0.0

-11.0

-6.2

L’aspetto climatologico

Nella storia del clima di quest’ultimo secolo sono presenti momenti molto importanti sotto il profilo termico, in cui condizioni di grande gelo hanno interessato il nostro paese, in particolare le regioni del Centro-Nord, ma non solo. Sotto l’azione di persistenti flussi aerei provenienti da latitudini molto elevate, le temperature minime hanno raggiunto livelli eccezionalmente bassi nel Febbraio del 1929 e nel Gennaio del 1985 mentre il Dicembre appena conclusosi, pur avendo fatto registrare valori negativi di tutto rispetto, risulta alquanto lontano dai minimi termici raggiunti nelle precedenti circostanze. Il confronto fra i tre periodi citati è possibile in questa sede per il solo sito di Punta Marina (RA); è comunque senz’altro interessante ed indicativo esaminare la sequenza temporale dei valori estremi raggiunti in tale località del nostro territorio: -9.5°C il 30 Dicembre 1996; -14.2°C l’11 Gennaio 1985; -25.0°C il 16 Febbraio 1929. Mentre per l’evento del ‘29 si hanno notizie molto scarse, desunte da una vecchia e rara pubblicazione dell’epoca, dalla quale risulta che quell’inverno fu qualificato negli annali della Meteorologia come “il più precoce e il più lungo dell’ultimo secolo”, sul grande freddo del 1985 F. Nucciotti e G. Simonini hanno ampiamente riferito in un loro specifico lavoro.


La storia climatica degli anni più recenti è ben rappresentata nela precedente tabella, mediante un’opportuna sintesi dei valori estremi raggiunti dalle temperature minime nel territorio regionale. La tabella, che riporta i valori riferiti agli anni ‘90, indica come le temperature minime assolute abbiano raggiunto i livelli più bassi nel 1996, superando in tale circostanza, sia pure nel solo comparto geografico orientale (il più esposto ai freddi venti polari), i valori assoluti climatologici riferiti al venticinquennio 1954-1978). La tabella seguente pone invece a confronto il grande freddo invernale in Emilia-Romagna del 1985 con la situazione del 1996 ed è possibile rilevare la notevole differenza esistente fra i minimi assoluti occorsi nel Gennaio 1985 (valore più basso raggiunto dalla temperatura in pianura -23.4°C nel sito di Parma) e quelli del Dicembre 1996 (valore più basso raggiunto dalla temperatura in pianura -11.3°C a Rimini). Ben lontano quindi, per concludere, il freddo del mese di Dicembre da quello che ha invece caratterizzato il 1985, anche se è interessante aggiungere che nell'entroterra ravennate (a circa sei chilometri dalla costa) è stata registrata in pianura una punta minima di -14.4°C in corrispondenza al giorno 30.12.1996. Oltre la tabella, le mappe sinottiche a 500hPa e pressione al suolo nei giorni 29 e 31 Dicembre 1996 che potete anche consultare, assieme ad altre, nel nostro archivio storico.

Tmin assoluta (°C)

Località

Gelo Dicembre 1996

Gelo Gennaio 1985


TnA°C

Data evento

TnA°C

Data evento

Piacenza

-9.8

29.12.1996

-22.0

10.01.1985

Parma

-11.0

30.12.1996

-23.4

10.01.1985

Bologna

-7.9

30.12.1996

-16.4

11.01.1985

Ferrara

-10.1

30.12.1996

-21.5

11.01.1985

Ravenna

-9.5

30.12.1996

-14.2

11.01.1985

Rimini

-11.3

30.12.1996

-17.2

12.01.1985

Forlì

-11.0

30.12.1996

-18.6

11.01.1985


Situazione sinottica al suolo e in quota il 29 Dicembre 1996
Situazione sinottica al suolo e in quota il 31 Dicembre 1996

Tratto da un articolo di Gianfranco Simonini, AER, Gennaio ‘97.

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